latènza

sf. [sec. XIV; da latente]. Condizione di ciò che è latente.§ In acustica, ritardo, dell'ordine di 1 ms, delle scariche nervose dovute a uno stimolo acustico rispetto allo stimolo stesso. È dovuta alla complessità dei fenomeni bioelettrici e biochimici che costituiscono la trasduzione del fenomeno meccanico in nervoso, a livello dell'organo di Corti.§ In psicanalisi, periodo della latenza sessuale, fase dello sviluppo della sessualità compreso tra il termine della fase fallica (5 anni ca.) e l'inizio della fase genitale (11 anni ca.), contrassegnato da una netta diminuzione delle pulsioni e degli interessi legati alla sessualità. § In etologia: A) tempo che intercorre fra la percezione di uno stimolo e la reazione allo stesso. Se la risposta è di tipo riflesso, la latenza di risposta è in genere breve; se è un comportamento complesso, invece, il tempo di latenza varia in genere con l'intensità della motivazione, cioè, per esempio, l'animale in estro risponde più prontamente a uno stimolo sessuale e viceversa. Il tempo di latenza è di regola correlato inversamente con l'intensità dello stimolo. B) Nel contesto del condizionamento, il tempo che intercorre fra lo stimolo condizionato e lo stimolo non condizionato (per esempio il suono di un campanello e un boccone di cibo) o fra la risposta operante e il rinforzo.

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