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lecitina

sf. [sec. XIX; dal greco lékithos, tuorlo+-ina]. Nome (anche fosfatidilcolina) di un gruppo di fosfolipidi costituiti da una molecola di glicerolo, due di acidi grassi, una di acido fosforico e una di colina. Le lecitine si differenziano in base alla natura chimica degli acidi grassi (R₁ e R₂) che possono essere saturi (acidi stearico, palmitico) oppure insaturi (acidi oleico, linolico, linolenico, arachidonico). Si distinguono inoltre in α- e β-lecitina, secondo che l'acido fosforico esterifichi il gruppo alcolico primario del glicerolo o quello secondario:

Le lecitine si riscontrano in elevate concentrazioni nel cervello dei Mammiferi, nel tuorlo d'uovo, nei semi di soia. Si presentano in masse biancastre di consistenza cerosa o semi-liquida; sono solubili nei solventi organici eccetto l'acetone; imbruniscono e si alterano rapidamente all'aria; in acqua formano soluzioni colloidali. Nei tessuti animali sono generalmente combinate con proteine o carboidrati sotto forma di complessi aventi forte potere emulsionante che si ritiene svolgano un ruolo importante nella regolazione del comportamento colloidale del protoplasma: la sintesi delle lecitine avviene nel fegato, nel rene e nella mucosa intestinale a partire da un D-1, 2-digliceride e citidina-difosfatocolina. Per il loro contenuto in colina le lecitine favoriscono la mobilizzazione e il trasporto degli acidi grassi dal fegato alla periferia: per tale proprietà trovano impiego in medicina quali epatoprotettori e ipocolesterolemizzanti. La lecitina commerciale si ricava dai semi di soia e contiene anche una certa quantità di carboidrati, di cefaline, di steroli: trova impiego nell'industria alimentare e dolciaria, nella preparazione dei cosmetici e degli inchiostri da stampa.