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leptospiròsi

sf. [dal genere Leptospira+-osi]. Gruppo di malattie infettive causate da leptospire, che colpiscono animali domestici e selvatici (ratti, topi, volpi) e possono essere trasmesse all'uomo attraverso il morso o il contatto con prodotti (soprattutto acqua) inquinati. La trasmissione agli animali avviene mediante acqua inquinata da deiezioni di animali ammalati: le leptospire, giunte nel sangue, dopo un periodo di incubazione, si diffondono localizzandosi soprattutto nel fegato e nei reni. Assai gravi sono le leptospirosi dovute a Leptospira pomona, Leptospira icterohaemoglobinuriae e altre che colpiscono bovini, equini, suini e che per i primi possono essere mortali; la Leptospira icterohaemorrhagiae colpisce i cani nei quali provoca febbre, astenia, vomito, tremori ed evolve in forma itterica o uremica. Questa leptospira, abituale saprofita dei topi, è la causa della leptospirosi ittero-emorragica (morbo di Weil o spirochetosi), che è la più grave forma di leptospirosi nell'uomo, insieme con la “malattia dei porcai” dovuta a Leptospira pomona. Nell'uomo la malattia inizia bruscamente con febbre a 39-40 ºC, con offuscamento della coscienza, ingrossamento del fegato e della milza; l'intensità dell'ittero che compare in quarta giornata è l'indice della gravità del decorso che dura mediamente 6-8 giorni con possibile, breve ricaduta. Negli animali è buona norma la profilassi immunizzante; la cura elettiva si vale di antibiotici e, all'inizio della malattia, di sieri specifici.

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