lessicografìa

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Definizione

sf. [sec. XIX; lessico+ -grafia]. Scienza della compilazione di un vocabolario, cioè la teoria e la tecnica della raccolta e della definizione, specialmente semantica, delle parole e delle locuzioni di una lingua, di un dialetto o di più lingue e dialetti.

Cenni storici

L'interpretazione di Omero segnò l'avvio di questi studi, che fiorirono soprattutto nel periodo alessandrino. Aristofane di Bisanzio (ca. 260-ca. 180) con le sue Léxeis raggiunse un notevole grado di esattezza scientifica, anche se l'impronta più forte nel campo della lessicografìa omerica la lasciò Aristarco di Samotracia (ca. 217-ca. 145). Furono raccolte e spiegate non solo le voci omeriche, ma anche quelle della tragedia, della commedia, della poesia epica e lirica. Nella produzione lessicografica latina, le personalità di rilievo sono Elio Stilone, che fu il trasformatore della vecchia anonima glossografia in una scienza erudita, e Terenzio Varrone. Nel periodo augusteo il De verborum significatu di Verrio Flacco rimane l'opera monumentale più importante (la si conosce però solo attraverso un'epitome di Festo e un compendio di Paolo Diacono). La Compendiosa doctrina di Nonio Marcello è pure una vasta fonte di notizie lessicali (sec. III-IV). Il materiale lessicografico latino a noi pervenuto è stato raccolto soprattutto nel Corpus glossariorum latinorum (7 vol., 1888-1923) e nei Glossaria latina (5 vol., 1926-31). All'inizio del Medioevo le Etymologiae di Isidoro di Siviglia (sec. VI-VII) raccolgono gran parte degli elementi di glossografia e lessicografia provenienti dai periodi precedenti; nei secoli seguenti si può menzionare l'Elementarium doctrinae rudimentum di Papias (sec. XI), soprannominato “Vocabulista” per la sua attività, e le Derivationes del pisano Uguccione (sec. XII-XIII). Nel periodo dell'umanesimo le latinae linguae di Valla ebbero un'incidenza grandissima per oltre un secolo. L'era della lessicografìa scientifica inizia con l'approfondimento degli studi filosofici: esempi di tale acquisita scientificità sono il Thesaurus linguae latinae (1532) e il Thesaurus linguae grecae (1572) dei francesi Robert Estienne e del figlio Henri; a essi seguirono il Glossarium ad scriptores mediae et infimae latinitatis (1678) e il Glossarium ad scriptores mediae et infimae graecitatis (1688) di Charles du Fresne du Cange. Più vicino a noi è il Lexicon totius latinitatis (1771) di Egidio Forcellini. Il primo grande lessico di una lingua moderna fu il Vocabolario degli Accademici della Crusca (1612), che fornì il modello al Dictionnaire de l'Académie Française (1694) e al Diccionario de la lengua castellana de la Real Academia Española (1726-39). Sotto l'impulso del metodo storico e della nuova scienza linguistica notevole è stata nei sec. XIX e XX la produzione di lessici e di dizionari etimologici greci e latini: veramente esemplari in questo campo sono il Thesaurus linguae latinae che si cominciò a pubblicare a Lipsia nel 1900 e il Dictionnaire étymologique de la langue latine (1932) di A. Ernout e A. Meillet. Anche per la lessicografìa delle lingue moderne fu decisivo il rinnovamento di metodi che caratterizzò la linguistica del XIX secolo.

Bibliografia

B. Migliorini, Che cos'è un vocabolario, Firenze, 1961; R. L. Wagner, Les vocabulaires français, Parigi, 1967; J. e C. Dubois, Introduction à la lexicographie, Parigi, 1971; L. Wainstein, Gusci e parole. Proposte per un aggiornamento dei dizionari, Roma, 1975; G. Nencioni, Di scritto e di parlato, Bologna, 1983; G. Savoia (a cura di), Lessicografia, filologia e critica, Firenze, 1986.

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