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letteratura

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Lessico

sf. [sec. XIII; dal latino litteratūra, calco del greco grammatike, erudizione].

1) Ant., dottrina, sapere; oggi, il complesso delle opere in versi o in prosa, scritte con finalità estetiche, in una certa lingua; lo studio di tali opere. Anche l'attività dello scrivere: darsi alla letteratura. Per estensione, tutto ciò che è stato scritto relativamente a un det. ramo scientifico, a un argomento specifico, a un autore, ecc.: letteratura medica, letteratura musicale, letteratura dantesca; storia della letteratura, esposizione dello svolgersi della letteratura di un popolo, o di più popoli, con note biografiche e critiche sulle opere e sugli autori; familiare, il testo della storia della letteratura. Spregiativo, erudizione e perfezione di stile, senza valori profondi.§ Con l'espressione letteratura orale si designa il complesso di narrazioni, poemi, favole, canzoni tramandati a voce, propri di ciascun popolo. Un tempo considerata una forma elementare di cultura, subalterna alla letteratura scritta, è stata rivalutata grazie all'opera svolta dagli etnologi che ne hanno messo in luce la complessa struttura formale. Il ricco patrimonio della letteratura orale dei popoli permette di conoscere non solo la storia e i peculiari caratteri culturali, ma anche il modo di vivere, passato e presente, la conoscenza della natura, le credenze religiose, la struttura psicologica e i costumi di ciascuna etnia. Contrariamente a quanto ritenuto in passato, essa non ha carattere statico e ripetitivo in quanto il “testo” originario viene continuamente arricchito, elaborato e interpretato dal narratore. I testi orali, pertanto, sono documenti letterari che dimostrano notevoli gradi di evoluzione delle culture e rivelano livelli di sofisticazione non inferiori a quelli della letteratura scritta.

2) Con significati particolari, stampato che accompagna i prodotti farmaceutici, sul quale vengono riportate le indicazioni terapeutiche, la posologia e la composizione del farmaco stesso.

Cenni storici

Presso i Latini il termine ebbe il semplice significato di “scrittura”; fu poi usato per indicare la conoscenza della storia letteraria e, tra il Cinquecento e il Seicento, si estese al concetto di cultura. Nell'Ottocento, il termine assunse un significato peggiorativo, in conseguenza della concezione romantica della poesia, la quale doveva scaturire dalla spontaneità del sentimento, in contrasto con la letteratura, e cioè con l'ornato vaniloquio dei retori. In tale prospettiva si collocava il concetto romantico di letteratura popolare, intesa come prodotto spontaneo e collettivo di un popolo. La distinzione tra poesia e letteratura fu fatta propria da B. Croce, che indicò con il termine di letteratura quell'attività riflessa dello spirito che, mirando a intenti pratici, etici, scientifici, ecc., non può essere definita come poesia; nella concezione crociana, tuttavia, la letteratura, nelle sue quattro classi dell'effusione del sentimento, dell'oratoria, della didascalia, dell'intrattenimento, svolge la funzione fondamentale di armonizzare le espressioni non poetiche con quelle poetiche. Diversa da quella crociana è la posizione della critica sociologica, che considera la letteratura come una delle attività ideologiche della società, in sintonia o in opposizione con le forze sociali di un determinato periodo storico: ne consegue, secondo tale interpretazione, che ogni espressione letteraria è necessariamente impegnata con il proprio tempo. Secondo lo strutturalismo, infine, letteratura è qualsiasi forma linguistica che abbia come oggetto il linguaggio stesso: viene pertanto eliminato il giudizio di valore in cui la tradizione fa consistere la poesia e il bello e si rapporta ogni scrittura a un criterio interno di maggiore o minore coerenza e omogeneità.

Sociologia

Le origini di una sociologia della letteratura possono essere rintracciate, agli inizi dell'Ottocento, in un celebre saggio dedicato da M. G. de Staël-Holstein ai rapporti fra letteratura e istituzioni sociali. In esso, lo sviluppo della produzione letteraria di un contesto nazionale era individuato come segnale inequivocabile del dinamismo politico della comunità. In queste prospettiva, la cultura romantica tentava di coniugare la soggettiva capacità creativa dell'artista e le ragioni sociali e pedagogiche della sua produzione. Con il diffondersi dei modelli culturali e delle regole della società industriale, si affacciano due contrapposte visioni del ruolo della letteratura. Da un lato, gli studiosi ispirati alla predicazione di H. de Saint-Simon inaugurano un filone orientato alla denuncia sociale e all'uso educativo della letteratura; dall'altro, si sviluppa una corrente di pensiero timorosa degli effetti negativi che la trasformazione della società avrebbe sull'originalità del messaggio artistico (J. Ruskin, Ch. A. de Sainte-Beuve). Sarà H. Taine, con la sua Histoire de la littérature anglaise (1877), a interpretare – pur nel quadro di una visione segnata dall'ideologia del positivismo – la letteratura come espressione della società e dei suoi mutamenti, promuovendo un approccio più critico e specialistico. Nel Novecento, un importante contributo viene alla rinnovata sociologia della letteratura da studiosi di orientamento marxista. G. Lukács (La teoria del romanzo, 1920) connette esplicitamente trasformazioni politiche e mutamenti nella sfera della produzione artistica, individuando in questa difficile dialettica i caratteri della crisi dell'artista contemporaneo. L. Goldmann cerca invece di risalire all'analisi delle forme mentali della creazione letteraria. Interessanti contributi vengono anche dall'approccio etnologico-strutturalistico di C. Lévi-Strauss. La Scuola di Francoforte, soprattutto con Th. Adorno, approfondisce il tema dell'alienazione di cui l'artista partecipa nel quadro di una società sottoposta a pervasivi meccanismi di manipolazione culturale e di dominazione politica (su questa linea cfr. anche le analisi di W. Benjamin e J. Duvignaud). Negli U.S.A., uno studioso come H. D. Duncan ha invece sviluppato – a partire dagli anni Sessanta – un'analisi puntuale dell'immaginario simbolico, che non trascura però la ricerca empirica sugli scrittori contemporanei, i loro bisogni di status e la loro identità sociale.

Bibliografia

J.-P. Sartre, Qu'est-ce que la littérature?, Parigi, 1948; G. de Torre, Problemática de la literatura, Buenos Aires, 1951; R. Barthes, Le degré Zéro de l'écriture, Parigi, 1953; G. Lukács, Schriften sur Literatur, Neuwied, 1963; R. Wellek, A. Warren, Theory of Literature, New York, 1963; R. Escarpit, Le littéraire et le social, Parigi, 1970.