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libèllo

sm. [sec. XIV; dal latino libellus, dim. di liber-bri, libro].

1) Scritto, spesso anonimo, nel quale si lanciano accuse diffamatorie: comparve un libello contro il sindaco.

2) Ant., piccolo libro, volumetto.

3) Querela scritta: “di citatorie piene e di libelli /.../ avea le mani” (Ariosto).§ Nel diritto romano, postclassico e giustinianeo, atto scritto consegnato al magistrato dall'attore con l'esposizione succinta delle sue richieste, perché ne fosse rimessa copia al convenuto, che nel termine di dieci giorni le poteva confutare con altro libello. Nel Codice teodosiano il libellus famosus era invece uno scritto diffamatorio; il Codice ne raccomandava la ricerca dell'autore e a questo era comminata la pena della deportazione.§ Nel diritto canonico si definisce libello l'atto iniziale con il quale è chiesto l'intervento del giudice per ottenere l'applicazione della legge. Differente dal semplice libello è il libello accusatorio, con il quale il promotore di giustizia dà inizio al processo.

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