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liberty

s. inglese usato in italiano come sm. e agg. Termine (derivato dal nome del magazzino londinese di Arthur Lasemby Liberty, specializzato nella vendita di stoffe e oggetti di gusto floreale assai diffusi in Italia) con cui si designa la corrente artistica che rappresenta la versione italiana dell'Art Nouveau, movimento stilistico europeo sostanzialmente unitario che ebbe però manifestazioni diverse nelle varie aree culturali tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento. Se l'affermarsi dell'Art Nouveau belga e francese sviluppò uno stile dinamico e scattante, con geniali derivazioni metamorfiche dal repertorio naturalistico vegetale e animale, il liberty italiano fu vicino ai modi della Glasgow School e del Sezessionstil: stile asciutto e contenuto, di un'eleganza secca e geometrica. Questa, che può essere considerata la seconda linea dell'Art Nouveau, mostra la maggior apertura verso il futuro dell'architettura moderna. La moda del liberty in Italia raggiunse il suo acme con l'Esposizione di Torino del 1902, dove fu caratterizzata dall'oggetto d'uso, dal mobile, dalla grafica, dalla decorazione prima che dall'architettura. I rappresentanti più significativi per quest'ultima furono Raimondo D'Aronco, con i suoi padiglioni espositivi, Ernesto Basile e Giuseppe Sommaruga. Altri interessanti esponenti della breve stagione italiana dell'Art Nouveau che va sotto il nome di liberty furono i grafici cartellonisti Dudovich, Alberto Martini, D. Cambellotti, De Carolis e, riguardo alle arti applicate, Galileo Chini per la ceramica, Alessandro Mazzucotelli per il ferro battuto, Quarti, Basile, Cometti per i mobili.

Bibliografia

I. Cremona, Il tempo dell'Art Nouveau, Firenze, 1964; R. Barilli, Il Liberty, Milano, 1966; R. H. Guerrand, L'Art Nouveau en Europe, Parigi, 1966; R. Bossaglia, Il Liberty in Italia, Milano, 1968; E. Mannoni, Meubles et ensembles 1900, Parigi, 1968; R. Bossaglia, Il Liberty - Storia e fortuna del Liberty italiano, Firenze, 1974; E. Bairati, D. Riva, Il Liberty in Italia, Bari, 1990.