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licàone o licaóne

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Zoologia

sm. [sec. XIV; dal mitico Licaone, re d'Arcadia]. Carnivoro (Lycaon pictus) della famiglia dei Canidi, alto alla spalla 60 cm ca., lungo 80-100 cm, con coda di 30-40 cm. Ha forme robuste e tarchiate, con testa e muso larghi; il manto presenta vistose maculazioni a chiazze nere, bianche e giallastre, con disegno estremamente variabile; l'estremità della coda è bianca. Vive in branchi ed è diffuso in tutta l'Africa a S del Sahara dove frequenta le regioni a macchia, le savane alberate e le boscaglie.

Etologia: generalità

Il licaone vive in branchi di 10-15 individui: più piccolo dei grandi predatori della savana e perdente nel confronto diretto con essi, riesce a sopravvivere grazie al nomadismo e a una socialità molto sviluppata. Estremamente efficiente come predatore, mostra scarsissima aggressività intraspecifica e, almeno in apparenza, nessuna forma di organizzazione gerarchica. I singoli branchi di licaone risiedono in territori i cui confini sono in genere tacitamente riconosciuti dagli abitanti di territori vicini e non sono travalicati dai proprietari; non sono riportate lotte per la difesa territoriale; tuttavia i territori hanno confini molto elastici, e a seconda dell'abbondanza stagionale delle prede possono coprire fra i 50 e i 200 km² per un gruppo di dimensioni normali. Le femmine, molto prolifiche, partoriscono da 6 a 16 cuccioli, dopo due mesi o due mesi e mezzo di gestazione, in una tana scavata da esse stesse o lasciata libera da altri animali e riadattata. I cuccioli sono allattati per circa tre mesi, ma dall'età di due settimane sono nutriti anche con carne rigurgitata. Tutti i membri del branco mostrano grande interesse per i cuccioli e le madri si prodigano per allattarli e lisciarli, prescindendo dal fatto che siano propri o di altre femmine. Così, se una madre muore, i suoi cuccioli vengono subito adottati; se non ci sono femmine disponibili, il ruolo di madre, entro i limiti imposti dal sesso, sarà svolto da un maschio. In questo periodo le femmine o i guardiani dei giovani, seppure non partecipano alle cacce, non restano senza cibo; al ritorno dei predatori, infatti, i cuccioli si fanno incontro ai cacciatori mordicchiandoli e leccandoli sulla bocca, comportamento proprio dei cuccioli di molti Canidi che induce gli adulti a rigurgitare il cibo appena ingerito; gli adulti rimasti alle tane o a guardia dei cuccioli o perché feriti si comportano allo stesso modo, sicché tutti indistintamente ricevono alla fine una razione di cibo. I licaoni sono gli unici carnivori a possedere un cosiddetto “stomaco sociale”, ovvero un comportamento per cui il cibo ingerito da un individuo viene messo a disposizione degli altri. Comportamenti simili si ritrovano, per esempio, negli Insetti sociali. Così, al contrario che nei leoni, il branco dei licaoni mantiene tutti i componenti in condizioni fisiche paritarie, fatto che nei licaoni è vantaggioso, dato che il successo nella caccia dipende dalla partecipazione di tutti i componenti del branco. Il branco mostra anche una notevole gelosia per i cuccioli e attacca i predatori che superino i limiti di sicurezza, limiti che si fanno meno rigorosi con la crescita dei piccoli. Verso l'età di tre mesi i cuccioli sono in grado di seguire gli adulti nella caccia, le tane vengono disertate e il nomadismo si accentua. Tranne che nel periodo delle nascite, la caccia è effettuata dal branco al completo, in genere guidato da un individuo adulto e seguito a qualche distanza dai giovani.

Etologia: la tecnica di caccia

Le spedizioni di caccia hanno luogo in genere intorno all'alba e al tramonto, più raramente in pieno giorno o di notte, con la luna. I licaoni sono i più poderosi ed efficienti cacciatori all'inseguimento della savana. Capaci di galoppare per parecchi chilometri alla velocità di ca. 40 km all'ora, sono in grado di fiaccare la resistenza di qualsiasi erbivoro pur ben dotato per la corsa. Concordemente, non sembrano curare l'avvicinamento silenzioso e furtivo che caratterizza i Felidi, ma semplicemente, giunti a una certa distanza dalle prede, avviano un inseguimento tenace che li porta all'obiettivo. Mantenere il branco unito è di fondamentale importanza per il licaone, dato che, come si è detto, il successo della caccia dipende dalla compattezza del branco; inoltre un licaone isolato corre il rischio di essere sopraffatto da altri predatori, cosa che succede talvolta ai giovani che restano distanziati. Le prede solitamente fuggono compatte, ma dal loro branco, dopo alcuni o molti chilometri, si separa il più debole, in genere un individuo vecchio o uno dei più giovani o una femmina gravida. Raggiunta dal branco dei predatori, la preda viene sbranata ancora viva. La tecnica di uccisione dei licaoni è estremamente rapida ed efficiente: ogni individuo strappa e inghiotte un grande brano di carne da qualsiasi punto della vittima. D'altro canto i licaoni sono spesso seguiti dalle iene, in genere numerose e perfettamente in grado di sottrarre loro il bottino, sicché per essi divorare le prede ancora vive rappresenta spesso l'unica possibilità di ottenere cibo. Inoltre, essendo di corporatura leggera e quindi facilmente vulnerabili ai colpi delle prede che si dibattono, i licaoni trovano, nel rapido indebolimento delle vittime, una protezione della propria incolumità. Se tuttavia il branco dei cacciatori non rischia di essere spodestato del bottino e può consumare tranquillamente il pasto, subito il tumulto della cattura cede il posto alla consueta tranquillità sociale, dove è previsto che i cuccioli si sazino per primi, con le spalle protette dagli adulti, e poi gli adulti si nutrano tutti insieme, fianco a fianco, con scarsissimi tentativi di prevaricazione o manifestazioni di intolleranza reciproca. Le prede dei licaoni sono prevalentemente gazzelle di Thomson, specialmente i maschi territoriali, in genere restii ad abbandonare i loro confini, e gazzelle di Grant, a cui seguono i giovani di specie più grandi, come lo gnu; ma non è infrequente che un branco di licaoni, specialmente se numeroso, riesca a sopraffare animali grandi come le zebre.

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