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liuto

(ant. leuto), sm. [sec. XIV; dall'arabo al-ʽūd, propr. legno, tramite il francese ant. leut]. Strumento a corde pizzicate di antichissima origine orientale, introdotto nel Medioevo in Spagna dagli Arabi e di qui diffuso in tutta Europa, dove godette di particolare favore tra i sec. XV-XVIII. Nella sua forma più diffusa, quella rinascimentale, il liuto presenta una caratteristica cassa piriforme, chiusa da una tavola, al centro della quale è il foro di risonanza (un rosone in genere riccamente traforato e decorato); il manico è piuttosto largo e presenta un caratteristico angolo di ca. 90º all'estremità in cui è infisso il cavigliere; monta 11 corde in grado di produrre sei suoni (per i cinque suoni più gravi si avvale di corde doppie intonate all'unisono o all'ottava). L'accordatura è variabile, ma segue in genere lo schema sol, do, fa, la, re, sol. Nonostante la tecnica esecutiva del liuto sia notevolmente complessa, esso godette di larga popolarità sia come strumento solista sia come strumento di accompagnamento della voce. Con lo sviluppo della tecnica del basso continuo si costruirono varietà più grandi rispetto al liuto normale: il liuto tiorbato, la tiorba, il chitarrone, che, oltre alle normali corde, avevano delle corde di bordone più gravi, disposte al di fuori del manico e quindi in grado di produrre un unico suono. Mentre in Italia e in Spagna la fortuna del liuto non andò molto oltre il Cinquecento (quando fu soppiantato nel favore popolare dalla chitarra), in Francia e in Germania lo strumento continuò a godere notevole successo anche nei sec. XVII e XVIII.

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