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luce

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Lessico

sf. [sec. XIII; latino lux lucis].

1) Agente fisico che rende possibile la sensazione della visione nonché contenuto della sensazione stessa. L'ambiguità della definizione nasce dal fatto che con uno stesso termine si indicano due entità assai differenti che, peraltro, nel latino scientifico erano indicate un tempo con il termine di lumen, l'agente fisico, e lux, la sensazione visiva. La confusione tra lumen e lux (analoga confusione esiste per il termine “suono” che indica sia un agente fisico sia una sensazione), radicatasi nel pensiero scientifico del Settecento, posteriormente all'opera di Newton, permase per tutto lo scorso secolo. Entrambe le entità furono considerate una cosa sola e indicate con un unico termine, corrispondente in pratica al termine italiano luce. La definizione e lo studio delle grandezze relative alla luce intesa come sensazione visiva sono oggetto della fotometria. L'agente fisico che provoca la sensazione della visione è costituito da radiazione elettromagnetica di lunghezza d'onda compresa tra ca. 400 e ca. 700 nm. L'unico elemento che differenzia questo intervallo dello spettro elettromagnetico (intervallo detto dello spettro visibile) è appunto la capacità delle radiazioni in esso comprese (dette radiazioni visibili) di stimolare la retina dell'occhio umano in modo da produrre nel cervello sensazioni visive. Le grandezze relative alla luce (intesa nel senso di radiazioni dello spettro visibile), le loro unità di misura e i metodi per misurarle sono oggetto della radiometria come tutte le altre radiazioni dello spettro elettromagnetico. Per quanto, talvolta, delle radiazioni dello spettro visibile si parli come di luce visibile, in effetti questo termine è improprio e deve essere sostituito con altri del tipo “radiazione visibile”, intendendo l'agg. visibile nel senso “che fa vedere” e non nel senso “che si può vedere”. Parlare di luce visibile deriva dal fatto che, contemporaneamente, si parla, e altrettanto impropriamente, di luce invisibile, comprendendo in questa dizione la luce ultravioletta, banda di radiazioni elettromagnetiche di lunghezza d'onda inferiore a quella dello spettro visibile, e la luce infrarossa, banda di radiazioni elettromagnetiche di lunghezza d'onda maggiore di quella del visibile. È preferibile usare la dizione radiazione ultravioletta, o ultravioletto, radiazione infrarossa, o infrarosso. In base alla composizione della radiazione luminosa, si parla di luce monocromatica, per indicare radiazione visibile nella quale sono presenti radiazioni elettromagnetiche di un'unica lunghezza d'onda, e di luce policromatica, per indicare radiazione visibile nella quale sono presenti radiazioni di più lunghezze d'onda. La lucebianca è un'importante radiazione luminosa di composizione particolare (per le caratteristiche della luce intesa come agente fisico e per i fenomeni che la riguardano, vedi assorbimento, diffusione, dispersione, emissione, interferenza, irraggiamento, polarizzazione, riflessione, rifrazione, spettro). Luce del Sole, del giorno; luce naturale, artificiale; luce viva, abbagliante, fissa; intermittente;luce elettrica, nello stesso senso di energia elettrica; luce diretta, che proviene direttamente da una sorgente luminosa, non riflessa. In particolare: sorgente di luce, corpo oente che emette radiazioni luminose; può essere puntiforme o estesa, reale o virtuale; raggio di luce, ente considerato dall'ottica geometrica in base all'assunzione della propagazione rettilinea della luce; fascio di luce, fascio di raggi di luce, inteso nell'accezione geometrica; pennello di luce, fascio molto sottile di raggi di luce paralleli; luce fredda, luminescenza che si ha a temperature estremamente basse della sorgente; luce cinerea, vedi cinereo; luce anteliale, vedi anteliale; luce zodiacale, vedi zodiacale; quantità di luce, in fotometria, prodotto del flusso luminoso per il tempo; l'unità di misura è il lumensecondo; luce coerente, insieme di radiazioni luminose che sono costituite da radiazioni elementari di ugual frequenza e fase. Questa condizione non è ottenibile con le usuali sorgenti luminose, in quanto sono costituite da atomi che emettono onde elementari in maniera assolutamente casuale e quindi non coordinate tra loro. Nelle tecniche interferometriche, per ottenere due fasci di luce coerenti, si sdoppia un unico fascio, per mezzo di specchi o di altri dispositivi, in modo che a ogni radiazione elementare del primo fascio corrisponda una radiazione elementare del secondo, coerente con essa (vedi ancheinterferenza). Sorgenti di luce coerente si ottengono artificialmente con le tecniche laser.

2) In alcune loc.: far luce su qualche cosa, illuminarla per mezzo di una fonte luminosa (fig., chiarire qualche cosa di oscuro, accertarsi della verità); essere in piena luce, illuminato da luce diretta; essere in buona, in cattiva luce, di un dipinto o altro oggetto, trovarsi, rispetto alla sorgente luminosa, in buona o in cattiva posizione per essere guardato (fig.: mettere qualcuno in buona o cattiva luce, metterne in evidenza i pregi o i difetti, spesso con esagerazione); giochi di luce, contrasti di luce e ombre, naturali od ottenuti artificialmente. In loc. fig.: è la luce dei miei occhi, mi è carissimo; mettere, presentare qualcuno nella sua vera luce, presentarlo con obiettività; mettere in piena luce un fatto, chiarirlo completamente; rimettere in luce, ridare a una persona o a una cosa il suo giusto valore.

3) In particolare, i raggi del Sole: una casa piena di luce; alla luce del Sole, apertamente, senza sotterfugio di sorta: agire alla luce del Sole; alla luce dei fatti, in base ai fatti; dare alla luce un figlio, partorirlo; dare alla luce un libro, pubblicarlo; venire alla luce, vedere la luce, nascere; di cosa, essere scoperto, ritrovato; venire in luce, farsi palese, manifestarsi; è chiaro come la luce del Sole, è evidentissimo. Poetico, il giorno; per estensione, la vita; chiudere gli occhi alla luce, morire.

4) Sorgente luminosa in genere: una luce brillava nell'oscurità; un cielo punteggiato di tante piccole luci. In particolare, apparecchio, specialmente elettrico, per l'illuminazione artificiale: accendere, spegnere la luce; la luce si è rotta. La fornitura di corrente elettrica: la bolletta, l'esattore della luce; la luce è aumentata. Con accezioni specifiche: A) Nei mezzi di trasporto, ciascuno dei fanali a luce fissa, bianca, rossa o arancione, che consente l'individuazione notturna del veicolo e la valutazione delle sue dimensioni. Si distinguono luci di posizione (dette anche “di città”), bianche anteriormente, rosse posteriori; luci di targa, bianche, per l'illuminazione indiretta della targa posteriore; luci d'ingombro, rosse o arancione, per la delimitazione della sagoma dei veicoli da trasporto pesante. B) Nel segnalamento marittimo, il lampo di un faro o di un fanale intermittente; per estensione, il fanale stesso.

5) Fig., ogni forza spirituale che illumina la mente e l'intelletto, che libera dall'errore, dall'ignoranza: la luce della ragione, della fede, della scienza, della civiltà; la prima, la vera luce, Dio; la luce eterna, la beatitudine celeste. Lett., la persona amata. Poetico, pl., gli occhi. Per estensione, superficie che riflette i raggi luminosi:la luce di uno specchio.

6) Ciascuno degli scomparti, delle suddivisioni di un infisso o di un mobile: armadio a tre luci, a tre ante. In architettura, qualunque elemento (porta, finestra, feritoie, lucernari) attraverso cui la luminosità naturale penetra all'interno di un edificio. Nelle costruzioni, lo spazio libero interposto tra due estremi. In particolare, luce libera di una trave, la distanza tra le facce interne dei suoi appoggi; di un ponte, la campata tra due piloni successivi; di un arco (o di una volta), la distanza tra le imposte, sempre misurata sull'orizzontale; luce di interasse o semplicemente interasse, è invece la stessa luce libera, solo misurata a partire dalla mezzeria degli appoggi; luce libera di inflessione, quella degli elementi sottili sottoposti a carico di punta e dipendente dal tipo di vincolo e, in quanto tale, diversa dalla loro effettiva lunghezza.

7) Per estensione, l'apertura, il diametro interno di un tubo, di un condotto e simili; bocca: la luce di un foro, di una conduttura; ci vuole un tubo di dieci centimetri di luce In particolare, nella motoristica, ciascuna delle aperture nei cilindri dei motori a combustione interna attraverso le quali s'immettono la miscela o l'aria e avviene lo scarico dei gas combusti: luce di immissione, luce di scarico. Nelle ferrovie, luce di dilatazione, sinonimo di agio.

Biologia

La luce proveniente dal Sole fornisce 2 calorie per cm² al minuto. Di essa solo il 67% raggiunge la superficie della Terra nella misura di 1,34 calorie per cm² per minuto a mezzogiorno in estate. La luce solare è uno dei principali fattori che influenzano sia direttamente sia indirettamente ogni attività vitale della biosfera; è fondamentale nel meccanismo complesso della fotosintesi e quindi risulta la fonte di energia per tutta la catena trofica degli esseri viventi sia in ambiente terrestre sia in quello acqueo. L'alternanza di una fase luminosa e di una fase oscura condiziona poi tutta una serie assai complessa di fenomeni biologici: nei vegetali, oltre alla fotosintesi, i fototropismi e i fototattismi, i fotoperiodismi, alcuni bioritmi, la respirazione, la germinazione dei semi, la fioritura, ecc. Negli organismi eterotrofi, la luce è fondamentale per la visione e per lo svolgersi di particolari ritmi di attività o riposo, i cosiddetti “orologi biologici” (vedi bioritmo), per l'attività riproduttrice legata al fotoperiodismo e per altri fenomeni collegati ai bioritmi come per esempio le migrazioni degli uccelli o il cambiamento di livrea di alcuni mammiferi, fatti che, alle latitudini medie e alte, dipendono da meccanismi ormonali attivati da centri nervosi sensibili alle variazioni stagionali della durata del periodo giornaliero di illuminazione solare. Secondo la necessità di forte o scarsa illuminazione per compiere le proprie funzioni vitali, si parla rispettivamente di organismi fotofili e fotofobi (o scotofili). Per i vegetali è più preciso il termine di “piante eliofile”, che necessitano di una forte illuminazione, oppure sciafile, se preferiscono un'illuminazione debole e schermata, come, per esempio, le associazioni vegetali di un sottobosco. Organismi veramente fotofobi sono i componenti la fauna endogea, ma allo stesso modo si possono considerare quelli delle zone marine abissali, gli animali strettamente cavernicoli (molto spesso depigmentati e completamente ciechi) o i parassiti interni di altri animali. Vedi ancheecologico (regola della luce).

Filosofia

La luce ha offerto spunti alla riflessione ancor quando dalla mitologia si ricavavano i primi elementi di una cosmogonia: in tale senso la luce fu considerata una radiazione della sostanza divina. Il concetto di luce rimaneva però ancorato alla materia; lo stesso Eraclito, definendo la luce “mente del mondo”, le dava più nobile collocazione, senza però ancora disancorarla dal concetto di materia. Chiarì l'equivoco Platone, per il quale il Sole, l'astro fonte di luce sensibile, è simbolo e imitazione del Sole intelligibile, l'idea suprema del Bene, da cui ogni altra entità intelligibile trae vita e realtà, così come le cose sensibili traggono la loro vita e la loro forza dal Sole sensibile che è fonte di luce e di energia. Aristotele, pur affrontando diversamente il problema, lasciò alla luce il suo valore di “essenza eterna” e di entità appartenente al mondo celeste, in rapporto però col mondo terreno e regolante i suoi ritmi e mutamenti; infine Plotino e il neoplatonismo elaborarono una vera e propria “metafisica della luce”, che continuando platonicamente a distinguere fra luce intelligibile e luce sensibile, fece dell'una e dell'altra gradi diversi di emanazione dall'Uno: grado superiore la luce intelligibile, emanazione diretta dell'Uno, e inferiore quella sensibile, propria del mondo dei corpi. Nel Medioevo, grazie soprattutto alle speculazioni ottico-matematiche della Scuola di Oxford, in special modo di Roberto Grossatesta, la metafisica della luce assunse un ruolo determinante nello sviluppo delle scienze fisiche e matematiche europee. La luce, considerata diretta emanazione di Dio, era studiata affinché attraverso di essa si giungesse alla comprensione delle leggi divine, stabilite per la regolamentazione dell'Universo. In periodo moderno il concetto di luce ha riassunto il suo significato fisico a eccezione di una momentanea affermazione metafisica nella “filosofia della Natura” di Schelling.

Simbologia

Nelle mitologie, soprattutto indeuropee, la luce assume spesso un significato cosmogonico, che si esprime chiaramente in opposizione alle tenebre. Così nei miti vedici l'apparizione di Ushas, l'aurora, allude all'origine stessa del cosmo che emerge dal caos dell'oscurità. Sempre determinante è stata la parte della luce nella credenza dei popoli d'interesse etnologico, che alla luce lunare attribuiscono una potente influenza sulla vita vegetale; in particolare si pensa che la luce della Luna piena aiuti la crescita delle alghe e di altre piante marine, mentre quella del Sole in genere influenzi la vegetazione terrestre.

Religione: liturgia cristiana

Nella liturgia del cristianesimo, la luce contiene molti elementi di simbolismo. Anzitutto richiama Cristo, annunciato quale “luce che deve venire” e che si è detto “la luce del mondo”. È il simbolo più appropriato della sua natura divina, perché Dio, dice la Scrittura, è luce, sorgente di luce, abita in un regno di luce inaccessibile. Il cristiano, per il battesimo, diventa figlio della luce e deve mantenersi luminoso, non contaminato dalle tenebre del peccato. La luce è anche simbolo di gioia e della presenza del Signore. Perciò, in molte azioni liturgiche ricorre l'uso della luce: nella messa, nel battesimo, nella liturgia funebre, nella dedicazione della Chiesa. Davanti al Sacramento deve ardere sempre una lampada, simbolo di presenza. Il canto del vangelo è accompagnato da lumi. Fin dall'antichità si accendevano lampade davanti alle reliquie e ai sepolcri dei martiri.

Fotografia

I termini luce artificiale e luce diurna indicano condizioni di illuminazione standardizzate a cui si fa riferimento per determinare la sensibilità cromatica dei materiali fotografici. Precisamente si chiama luce artificiale quella emessa da lampade a filamento di tungsteno survoltate, con temperatura di colore di 3200 o, più raramente, 3400 K. La luce diurna è una miscela di luce proveniente direttamente dal Sole e di luce diffusa proveniente dal cielo, con temperatura di colore compresa tra ca. 2000 e ca. 30.000 K. La luce diurna cui si fa riferimento per la taratura dei materiali fotografici ha una temperatura di colore compresa tra 5400 e 5900 K. La luce di sicurezza, usata in camera oscura, è la luce prodotta da una sorgente filtrata in modo da eliminare completamente le radiazioni cui è sensibile l'emulsione in corso di lavorazione.

Diritto

Si distinguono le luci dalle vedute. Con luce si intende la finestra orientata su proprietà attigue che deve avere il lato inferiore a 2,50 m dal pavimento nelle stanze a pianterreno e a 2 m in quelle dei piani superiori. Tali finestre non permettono di affacciarsi sul fondo del vicino; devono inoltre essere munite di un'inferriata idonea a garantire la sicurezza del vicino e di una grata fissa in metallo le cui maglie non siano maggiori di 3 cm². Con veduta si intende la finestra che consente di guardare sulla proprietà di fronte e che si può aprire solo quando fra i due fabbricati vi sia almeno 1,50 m di distanza.

Aeronautica: le luci al suolo

Le installazioni luminose ausiliarie per la navigazione degli aeromobili sono distinte in luci al suolo e luci di navigazione. § Le luci al suolo sono luci singole o raggruppate, di vario colore, che vengono accese di notte o in scarsa visibilità per segnalare luoghi, presentare riferimenti visivi di traiettoria e di assetto e per delimitare determinate aree: A) le luci di ostacolo sono generalmente di colore rosso, fisse o intermittenti, poste, visibili in tutte le direzioni, sul punto più alto dell'ostacolo o in punti notevoli, in modo da consentire di determinarne le dimensioni. B) Le luci dell'area di manovra identificano i bordi, la linea mediana, l'inizio e la fine della pista, vie di rullaggio e raccordi. Le luci di bordo-pista sono bianche oppure gialle negli ultimi 600 m o nella seconda metà della pista, se la sua lunghezza è inferiore a 1200 m; le luci di soglia (inizio) e fine pista sono verdi: a volte 60 m prima della soglia viene aggiunta una linea trasversale di luci rosse (barra di contrasto). Le piste strumentali, cioè quelle a cui si può giungere con l'assistenza di radioaiuti, hanno generalmente un sistema di illuminazione dell'asse pista, formato da luci bianche di forte intensità annegate nella pavimentazione, spesso integrate da barrette laterali nei primi 900 m (zona di contatto). Ai bordi delle vie di rullaggio sono disposte luci azzurre, il cui spaziamento viene ridotto in corrispondenza delle curve e delle intersezioni. La linea centrale è identificata da luci verdi, annegate nella pavimentazione, che vengono accese anche allo scopo di guidare i velivoli in rullaggio lungo il percorso prescritto. Le aree di parcheggio sono generalmente delimitate da luci gialle, e luci rosse delimitano le aree sulle quali è proibito o pericoloso il rullaggio. C) Le luci di avvicinamento sono raggruppamenti ordinati di luci di intensità regolabile, installate allo scopo di fornire ai piloti un riferimento visivo per stabilire la traiettoria e l'assetto nella fase di avvicinamento finale. Nelle configurazioni più complesse questi sistemi luminosi iniziano 900 m prima della soglia di pista e sono generalmente integrati, lungo la linea di prosecuzione dell'asse della pista, da luce lampeggianti che si accendono successivamente a brevissimo intervallo, in modo da presentare un “lampo corrente” verso la pista. Per fornire un'indicazione visiva del giusto angolo di discesa è stato realizzato il VASIS (Visual Approach Slope Indicator System, sistema indicatore della pendenza per l'avvicinamento a vista) formato da due gruppi di proiettori, regolati secondo la pendenza prescritta per l'avvicinamento alla pista servita, disposti ai lati di essa in due file a circa metà e alla fine della “zona di ottimo contatto”. Ogni luce proietta nella parte superiore del piano di puntamento luce bianca e nella parte inferiore luce rossa: il pilota dell'aereo che scende con la giusta traiettoria vedrà la prima fila di luci di colore bianco e la seconda fila di colore rosso; al di sopra della giusta traiettoria si vedono entrambe le file di luci di colore bianco; al di sotto, entrambe di colore rosso.

Aeronautica: le luci di navigazione

Le luci di navigazione sono quelle installate sull'aeromobile: sono luci di posizione o di via, che permettono all'osservatore di rilevare la posizione di un aeromobile e riconoscerne con buona approssimazione l'assetto e la direzione di volo. Debbono essere accese fra il tramonto e il sorgere del Sole o in condizioni di scarsa visibilità in volo e sull'area di manovra degli aeroporti. Sono composte da un gruppo principale di tre luci non schermate, fisse o lampeggianti, proiettate al di sopra e al di sotto del piano orizzontale dell'aeromobile: a destra luce verde entro un arco di 110º; simmetricamente a sinistra luce rossa; nei rimanenti 140º posteriori si ha una luce bianca. Se le luci sono fisse vengono aggiunte una o più luci rosse, visibili in tutte le direzioni entro 30º sopra e sotto il piano orizzontale; normalmente si applicano anche uno o più fari rotanti (luci anticollisione). Nel caso di luci intermittenti, si possono aggiungere, con funzioni anticollisione, una luce posteriore rossa che si alterna a quella bianca; una o più luci bianche, visibili in tutte le direzioni, che si alternano al lampeggio delle altre.

Bibliografia

Per la fisica

L. De Broglie, Matière et lumière, Parigi, 1950; V. Ronchi, Storia della luce, Bologna, 1952; M. Born, E. Wolf, Principles of Optics, Londra, 1959; R. W. Ditchburn, Light, Glasgow, 1963; F. W. Sears, Ottica, Milano, 1965; F. S. Crawford, Waves, New York, 1968; M. Alonso, E. Finn, Campi e onde, Londra, 1969; G. Bruhat, A. Kastler, Lumière, Parigi, 1970; H. H. Holz, Strutture della visualità, Milano, 1984.

Per la filosofia

H. André, Licht und Sein, Ratisbona, 1963; P. Caba, Fisica y metafisica de la luz, in “Augustinus”, 1966; G. Perelli, Luce e pensiero, Roma, 1977.