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mìmica

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Lessico

sf. [sec. XIX; da mimico].

1) Arte del mimo; arte di esprimere sulla scena uno stato d'animo, un sentimento o di raffigurare un fatto con gli atteggiamenti del corpo e soprattutto del viso e delle mani.In particolare, in etologia, atteggiamento del volto proprio di alcuni Mammiferi e comunicativo dello stato d'animo e della disposizione ad agire; pertanto ha in genere valore di segnale: per esempio, mimica di minaccia (Canidi, Felidi, scimmie, ecc.).

2) Per estensione, il gestire che può accompagnare il linguaggio articolato. Anche il gestire che sostituisce la facoltà verbale: la mimica dei muti.

Spettacolo

La mimica è strumento espressivo unico nella pantomima, mentre tanto nel teatro drammatico quanto in quello comico risulta strettamente legata alla funzione della parola, non solo nel caso dell'attore che parla accompagnando il proprio dire con la mimica, ma anche nel caso dell'attore che ascolta e nel caso degli attori che, estranei in quel momento al dialogo, lo contrappuntano con appropriate controscene. Nel teatro greco gli attori portavano la maschera e ciò limitava molto la funzione della mimica, che venne sviluppandosi nel teatro moderno. Nell'Ottocento vi fu chi volle codificare le diverse espressioni mimiche fondamentali, ma contro la stereotipia si pose la tendenza naturalistica culminata in Stanislavskij. Le diverse avanguardie del Novecento hanno spesso valorizzato la mimica (intesa nel senso più lato), anche a detrimento della parola: si pensi da un lato alla biomeccanica e a Mejerchold, dall'altro all'odierno teatro gestuale. Influenze disparate hanno favorito il diffondersi di tali orientamenti. Ma, al di là d'ogni pur stimolante rivoluzione avanguardistica e sperimentalistica, la mimica rimane solo un elemento, sia pure essenziale, dell'espressione drammatica, strettamente legato alla parola scenica.

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