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mòdo

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Lessico

sm. [sec. XIII; latino modus].

1) Forma particolare di essere o agire; maniera: modo di vestire; modo di parlare; nelle loc.: modo di fare, comportamento, contegno; modo di vedere, opinione; a mio modo di vedere, secondo il mio punto di vista; a questo modo, così; in che modo?, come?; in (un) certo modo; in certo qual modo, sotto un certo aspetto; in nessun modo, a nessun costo; sono bravi ad un modo, ugualmente bravi; in particolar modo; in special modo, specialmente; di modo che, in modo che, in modo da, cosicché, così da: comportati in modo da meritarti la fiducia; per gli avverbi di modo o di maniera e il complemento di modo o di maniera e il modo del verbo, vedi oltre. In particolare, contegno, maniera di trattare, di comportarsi: modi scorretti, sgarbati; coi bei modi si ottiene tutto, con la gentilezza; in malo modo, con violenza o villanamente; c'è modo e modo, per dire che la stessa cosa cambia secondo come si fa, si dice, si presenta. Per estensione, usanza, costume, comportamento abituale: vestire al modo degli inglesi; voglio fare a mio modo, come intendo io; fate a modo mio, seguite il mio consiglio; a modo di (o più spesso a mo' di), in guisa di, a somiglianza di, come; modo di dire, locuzione particolare, espressione tipica di un linguaggio, di un dialetto, di una persona: sono modi di dire molto diffusi; anche semplicemente modo: un modo errato, dialettale; per modo di dire, così per dire, per ipotesi, per esempio.

2) Mezzo, espediente, sistema: non c'è modo di convincerlo; tentare tutti i modi; in tutti i modi, con qualunque mezzo; in ogni modo, a ogni costo, con ogni mezzo: bisogna partire in ogni modo; in, a ogni modo, comunque, tuttavia: io t'ho avvertito, a ogni modo fa come vuoi; in qualche modo, come si può, alla meno peggio: si è sistemato in qualche modo. In particolare, metodo: ognuno ha un suo modo di affrontare i problemi; anche opportunità, occasione: non mi ha dato modo di rispondere; aver modo di, avere l'occasione, la possibilità: non ho modo di vederlo in questi giorni. Per estensione, misura, limite, norma: far le cose a tempo e modo; a modo e misura, al momento opportuno, come si deve, senza esagerare; senza modo, esageratamente; oltre modo; fuor di modo, oltre misura, moltissimo, enormemente; a modo (o ammodo), per bene, come si deve: una persona a modo; devi fare le cose a modo.

3) In musica, termine generico con cui si intende un principio di organizzazione dei suoni rispondenti a diverse caratteristiche secondo il contesto geografico e storico nel quale si inserisce. Anche tipo particolare di struttura ritmica, distinta in sei differenti varietà, che fu alla base della notazione (detta appunto modale) dei sec. XII e XIII.

4) In fisica, modo di vibrazione, ciascuna delle frequenze proprie di vibrazione di un sistema oscillante, quale per esempio una corda o una piastra vibrante, una cavità acustica o una guida d'onda.

5) In elettronica, configurazione di oscillazione stabile dentro una cavità, specialmente in riferimento a un campo elettromagnetico a frequenza di microonde od ottica. I modi corrispondono alle autofunzioni dell'equazione di onda della cavità e sono designati mediante una terna di numeri interi che ne stabiliscono l'ordine.

6) In informatica, modalità operativa di un sistema di elaborazione o di un suo elemento software o hardware; per esempio, è detto modo conversazionale la modalità operativa per cui l'utente comunica direttamente con l'elaboratore e ottiene risposta immediata ai suoi messaggi; modo a lotti è il corrispondente italiano di batch processing (vedi time sharing).

Diritto

Nel diritto romano, elemento accidentale del negozio giuridico, presente solo eventualmente e in negozi a titolo gratuito, realizzanti atti di liberalità: legati, donazioni. Il modo era di per sé incoercibile; si ricorse perciò a vari mezzi, per intervento del pretore al fine di assicurarne l'adempimento. Più tardi il modo venne assimilato al fedecommesso, anche sotto il profilo della tutela processuale. Nel diritto civile, istituto che trova una particolare applicazione nel campo dei contratti; in essi si configura come un onere al quale la persona avvantaggiata da una donazione o liberalità altrui deve sottostare per volontà di questi: può consistere quindi nel conferimento di una parte o di tutto il vantaggio patrimoniale per un determinato scopo. Se il modo risulta illecito o impossibile, si considera inesistente.

Filosofia

Si intendono per modo le forme diverse che il sillogismo può assumere nelle sue varie figure, quando le proposizioni variano per quantità e qualità. La logica classica riconosce quattro modi: essere possibile, non essere possibile, essere necessario, non essere necessario; i logici moderni danno invece ai modi un significato più ampio: possibile, contingente, impossibile, necessario e ancora i vari significati assegnati alla modificazione. Nella filosofia generale è chiamata modo qualsiasi determinazione del soggetto. In particolare Cartesio identifica i modi con gli attributi della sostanza nelle sue differenziazioni e individuazioni; Spinoza definisce i modi un'ulteriore determinazione dell'attributo e modificazione della sostanza attraverso i suoi attributi; modi infiniti sono le prime e dirette modificazioni degli attributi divini; modi finiti la totalità delle cose nel mondo, l'insieme della natura in tutti i suoi aspetti. Locke li considera come affezioni della sostanza, da essa dipendenti.

Grammatica

Gli avverbi di modo, o qualificativi, sono quelli che esprimono determinazioni varie di modo, qualità: bene, male, facilmente, difficilmente; il complemento di modo, o di maniera, indica il modo in cui si compie l'azione espressa dal verbo: studia con grande impegno. In latino viene reso con la preposizione cum e l'ablativo, se il sostantivo non è accompagnato da un aggettivo; se invece il sostantivo è accompagnato da un aggettivo l'uso del cum è facoltativo. Il modo del verbo è la categoria del sistema verbale che indica la diversa maniera in cui il soggetto prospetta l'azione o lo stato espressi dal verbo: come certi e reali (indicativo), come probabili, eventuali o possibili (congiuntivo), come desiderabili (ottativo), come realizzabili a determinate condizioni (condizionale), in forma di comando (imperativo). Il sistema verbale italiano comprende quattro modi: indicativo, congiuntivo, condizionale, imperativo, detti modi finiti per distinguerli dalle forme nominali del verbo (infinito, participio, gerundio) che vengono anche dette impropriamente modi indefiniti. Il numero dei modi varia sensibilmente nelle lingue indeuropee: il verbo latino ha soltanto tre modi (indicativo, congiuntivo, imperativo), quello greco ha anche l'ottativo, in sanscrito si trovano, oltre a questi, l'ingiuntivo, il precativo, mentre in ittita sono documentati solo l'indicativo e l'imperativo.