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mòla

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Lessico

sf. [sec. XIII; latino mola, da molĕre, macinare].

1) Ant. e regionale, macina da mulino.

2) Utensile politagliente usato per operazioni di affilatura, sgrossatura e finitura di superfici. 3) In medicina: mola vescicolare, degenerazione cistica dei villi coriali, di etiopatogenesi ancora oscura, per cui questi s'ingrossano a formare vescicole che si riuniscono costituendo un grappolo della grossezza da un uovo a una testa d'uomo. È detta anche gravidanza molare.

Tecnologia

"Per alcuni tipi di mola vedi il lemma del 13° volume." Una mola "Alcuni tipi di mola sono illustrati a pag. 79 del 15° volume." è costituita da un agglomerato omogeneo di materiale cementante e da granuli di materiale abrasivo: ogni granello abrasivo può essere considerato come un utensile monotagliente che asporta una piccola quantità di materiale dal pezzo in lavorazione. I granuli abrasivi, di notevole durezza, possono essere naturali (quarzo, silice, arenaria, smeriglio, corindone, diamante), o artificiali (sesquiossido di alluminio, carburo di silicio, più noti rispettivamente come alundum e carborundum, diamante artificiale). Le dimensioni dei granelli abrasivi hanno una notevole importanza e caratterizzano la cosiddetta “grana” della mola: le mole a grana grossa vengono impiegate per lavori di sbavatura delle fusioni; quelle a grana fine per la finitura e l'affilatura; quelle a grana finissima per la rettifica delle superfici. Le dimensioni dei granelli di abrasivo (e quindi la grana della mola) vengono indicate dal numero di fili compresi in un segmento del setaccio della lunghezza di un pollice (25,4 mm). Così per esempio il numero di grana 10 identifica un setaccio con 100 maglie al pollice quadrato, il numero di grana 100 un setaccio con 10.000 maglie al pollice quadrato, ecc.: ne deriva che il numero 10 identifica una mola con una grana molto grossa, mentre il numero 100 identifica una mola con grana molto fine. Altra caratteristica fondamentale è quella degli impasti cementanti, cioè degli agglomeranti usati, che devono tenere uniti i granuli abrasivi per dare consistenza alla mola e permetterne l'azione di taglio, ma devono essere abbastanza teneri da perdere i granuli consumati e ripresentare sulla superficie esterna della mola dei granuli abrasivi nuovi; gli impasti maggiormente impiegati sono ceramici, al silicato, a base di gommalacca, o resine sintetiche. L'agglomerante deve essere tanto più tenero quanto più duro è il materiale da lavorare, poiché logorandosi più rapidamente il tagliente dei singoli granuli, se ne deve accelerare la sostituzione. Gli impasti ceramici, costituiti da argilla e da fondenti vetrificanti, danno mole utilizzabili con buoni risultati sia nelle lavorazioni a secco sia in quelle a bagno d'olio, ma sono molto dure e fragili. Gli impasti a base di silicati e di materiali resinosi hanno bassa elasticità e durezza per cui vengono impiegati per le mole destinate alla lavorazione di pezzi sottili o di piccole dimensioni.

Medicina

I sintomi presenti in una donna portatrice di mola vescicolare sono inizialmente quelli caratteristici di una gravidanza, spesso più accentuati (vomito e nausea intensi, crampi, agitazione e insonnia). Compaiono poi emorragie genitali ripetute con tendenza ad aumentare di quantità e frequenza. L'utero appare di volume superiore a quello che dovrebbe essere in base all'epoca di gravidanza e di consistenza più molliccia rispetto a una gravidanza normale. La mola viene di solito espulsa nell'intervallo tra il III e il VI mese dalla formazione. La diagnosi clinica è solo di probabilità; essa dev'essere confermata dal dosaggio delle gonadotropine il cui tasso tra l'8a e la 12a settimana nei casi positivi supera le 300.000 unità. Di solito, dopo lo svuotamento dell'utero, le gonadotropine diminuiscono rapidamente ritornando a valori normali dopo circa un mese. Se dopo tale periodo il loro tasso rimane elevato o addirittura tende ad aumentare, va sospettata la presenza di un corionepitelioma maligno.