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māyā

sf. sanscrito. Designa la “forza creativa” nella tradizione religiosa dell'India. È una concezione che giustifica il mondo fenomenico, la “natura”, l'accidentalità, la contingenza storica, la stessa storia, come prodotti di divinità o di esseri provvisti di māyā. Eticamente neutra, il suo uso, rivolto al bene o al male, è invece qualificabile, e qualifica esso stesso le divinità che l'esercitano. Nell'India vedica Varuna, quale signore dei prodigi (i fenomeni naturali), è un dio soprattutto provvisto di māyā. La tendenza della tradizione indiana a superare la contingenza storica come pura apparenza rispetto a una sostanzialità da scoprire e da raggiungere per liberarsi dal “mondano” ha portato a considerare la māyā in senso negativo, fino a che questa è divenuta l'equivalente della menzogna, della fallacia, dell'illusione (anche avidyā). Tale giudizio informa prima le religioni eterodosse rispetto all'ortodossia vedica, poi finisce per diventare proprio dell'induismo orientato dal Vedanta, “la dottrina fondata sui Veda”, secondo le nuove interpretazioni (dal sec. VII d. C.).

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