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maccherònico

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Lessico

(ant. macarònico o maccarònico), agg. (pl. m. -ci) [sec. XVI; da maccherone, inteso come cibo grossolano]. Proprio di un particolare linguaggio artificioso, parodia del latino classico: il latino maccheronico di Teofilo Folengo. Per estensione, proprio di ogni lingua parlata o scritta in modo approssimativo.

Letteratura

Genere letterario nato da un gioco di intellettuali, a Padova, alla fine del sec. XV. Il termine deriva dai macaroni (gnocchi, cibo grossolano) e indica gli strafalcioni, comuni nel latinus grossus dei notai e dei predicatori; ma l'ambiente in cui ebbe origine questo singolare genere di poesia, e cioè l'Ateneo padovano, prova la natura squisitamente culturale del fenomeno e, insieme, l'intento parodistico da cui esso muoveva. Il linguaggio maccheronico, che ha i suoi precedenti medievali nei Carmina Burana e nella poesia goliardica, consiste nell'applicare la morfologia, la sintassi, la metrica stessa del latino classico al lessico della lingua italiana e dei suoi dialetti. Le più notevoli composizioni padovane di poesia maccheronica sono la Tosontea di un certo Corrado, il Nobile Vigonze Opus di anonimo e soprattutto la Macaronea di Michele Odasi, detto Tifi; a esse vanno aggiunte, in ambiente non padovano, le composizioni di Fossa Cremonese, di Bassano da Mantova e di Gian Giorgio Alione. Tutte queste opere sono caratterizzate da un violento espressionismo, che tuttavia non va oltre la caricatura. Il nuovo linguaggio fu elevato a dignità artistica da T. Folengo. Fra gli imitatori di Folengo vanno ricordati Cesare Orsini, Bernardino Stefonio, Partenio Zanclaio. Non mancano interessanti esempi di poesia maccheronica anche fuori d'Italia e in modo particolare in Francia (Antonius de Arena, Remy Belleau, Étienne Tabourot), in Inghilterra (William Drummond, George Ruggle, Alexander Geddes), nella Penisola Iberica (Macarronea latino-portugueza, 1792; Metrificatio invectivalis contra studia modernorum di Mattias de Retiro, 1794), in Germania (Griphaldus Knickknackius).

E. Bonora, Le Maccheronee di Teofilo Folengo, Venezia, 1956; U. E. Paoli, Il latino maccheronico, Firenze, 1959; E. Bonora, Il classicismo dal Bembo al Guarini, in E. Cecchi, N. Sapegno, Storia della letteratura italiana, IV, Milano, 1966.