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macroeconomìa

sf. [macro-+economia]. Parte della scienza economica che studia le relazioni esistenti tra gli aggregati di un sistema (reddito nazionale, risparmio, investimenti, consumi, quantità di moneta in circolazione, occupazione globale, inflazione, bilancia dei pagamenti, tassi di cambio, ecc.), ricercando in particolare i fattori che ne determinano la grandezza e l'andamento nel tempo nel breve, nel medio e nel lungo periodo. J. M. Keynes rappresenta uno dei principali macroeconomisti e la sua analisi dei mercati rimane ancora oggi un valido strumento di valutazione dell'efficacia delle politiche economiche. Sostenitore del fatto che una crescita stabile della domanda possa contribuire ad attenuare le fluttuazioni della produzione, ha dimostrato come in situazioni di sottooccupazione adeguati interventi espansivi di politica fiscale o monetaria possano contribuire ad innalzare i livelli produttivi e occupazionali. A questa scuola di pensiero si contrappongono i monetaristi (tra cui M. Friedman) i quali sostengono che una costante crescita dell'offerta di moneta può incidere maggiormente nello stabilizzare la domanda aggregata ma non nell'attenuare l'instabilità del sistema economico. A partire dagli anni Settanta sono state elaborate nuove teorie macroeconomiche in contrasto con il modello tradizionale della domanda e dell'offerta aggregata e che si contraddicono fra loro. La teoria delle aspettative razionali (nota anche come nuova macroeconomia classica), legata soprattutto a R. Lucas, vincitore del premio Nobel, dell'università di Chicago (e anche a T. Sargent e E. Prescott), considera che gli operatori non sono in grado di sapere cosa accadrà nel futuro e devono quindi formulare delle aspettative sul futuro. Tali aspettative sono razionali poiché gli operatori utilizzano nel miglior modo possibile tutte le informazioni disponibili per formulare le loro previsioni. Ipotizzando che i mercati raggiungono immediatamente l'equilibrio, Lucas dimostra che le manovre di politica monetaria previste sono inefficaci mentre quelle inaspettate provocano effetti reali solo nel brevissimo periodo. La teoria delle variazioni casuali (random walk) del PIL introdotta da C. Nelson e da C. Plosser, sostiene che le variazioni del prodotto hanno per lo più carattere permanente e che sono riconducibili a shock dal lato dell'offerta mentre la domanda incide solo in modo limitato nella determinazione del prodotto di equilibrio. La teoria del ciclo economico reale (real business cycle) afferma che le fluttuazioni del prodotto e dell'occupazione sono dovute ad un insieme di shock reali, in seguito ai quali i mercati si adeguano rapidamente, restando sempre in equilibrio. Particolare rilievo viene posto nei meccanismi di propagazione della perturbazione all'intero sistema economico e nelle stesse perturbazioni (principalmente legate a shock della produttività o a shock della spesa pubblica). Un altro filone di ricerca riguarda infine i modelli neokeynesiani di rigidità dei prezzi in cui i mercati non raggiungono rapidamente l'equilibrio classico tra domanda e offerta e i prezzi non si adeguano sempre alle variazioni dell'offerta di moneta. G. Mankiw, basandosi sull'esistenza di un costo nell'aggiornamento del listino prezzi, ha sostenuto in particolare che una politica monetaria può in questi casi causare effetti reali.