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madrigale

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Letteratura

(ant. madriale), sm. [sec. XIV; etim. incerta]. Componimento poetico italiano di origine popolare. Incerta l'origine del termine, che deriva forse da mandra (mandria), in riferimento al contenuto prevalentemente rusticano e pastorale del madrigale, la cui struttura metrica (due o tre terzine di endecasillabi seguite da uno o due distici a rima baciata) si stabilizzò nel sec. XIV, quando Petrarca lo introdusse nell'uso della poesia colta. Nel sec. XVI il madrigale si trasformò metricamente, divenendo un breve componimento di endecasillabi e settenari variamente disposti: in questa nuova forma fu adoperato anche nel Seicento e presso gli arcadi, che ne fecero l'espressione di complimenti e arguzie. Nell'Ottocento fu ricondotto allo schema metrico trecentesco da G. Carducci e G. D'Annunzio.

Musica

Sotto il profilo musicale, il madrigale del sec. XIV – che è insieme con la caccia e con la ballata una forma caratteristica dell' italiana – si distingue nettamente da quello fiorito nel corso del Rinascimento e del primo barocco. Di forma strofica, il madrigale trecentesco consiste di due sezioni musicali (una per le strofe e una per il ritornello); è a 2 o 3 parti, con spiccata preminenza di quella superiore (che si pensa affidata alla voce, mentre l'altra o le altre fungevano da sostegno strumentale), ed è svolto nello stile di un conductus fiorito, prevalentemente omoritmico ma caratterizzato da ricche fioriture, che rivelano una raffinata sensibilità melodica (specialmente notevoli sono gli esempi di F. Landini). Il madrigale rinascimentale si sviluppa a cominciare dal 1530 ca. dall'incontro tra il repertorio tipicamente italiano della frottola, di impostazione armonico-accordale con prevalenza della voce superiore, e la sensibilità contrappuntistica dei maestri fiamminghi. La struttura strofica della frottola si trasforma in un organismo musicale aperto che si modella, momento per momento, sul contenuto sentimentale e immaginativo del testo. Quest'ultimo a sua volta abbandona il tono popolaresco e assume quello più raffinato della lirica illustre, sul modello di Petrarca. Nel Rinascimento il madrigale ricerca un rapporto sempre più stretto, penetrante e incisivo tra parola e musica: se quest'ultima non rinuncia nei primi esempi (di C. Festa, Ph. Verdelot, J. Arcadelt) alla ricerca di un'autonoma armonia architettonica, con A. Willaert, C. de Rore, Filippo de Monte, Orlando di Lasso tende a illustrare le più riposte sfumature del testo attraverso l'uso del cromatismo, del contrappunto, dell'armonia, del timbro. Mentre L. Marenzio (nelle ultime opere) e C. Gesualdo portano la poetica del madrigale cinquecentesco a una sorta di lucido delirio manieristico, C. Monteverdi avvia la forma verso esiti completamente nuovi, attraverso l'uso dello stile concertato per voci e strumenti, della monodia e infine, come nel Combattimento di Tancredi e Clorinda, con l'ausilio della dimensione scenica (quest'ultima sottintesa nell'interessante esperienza del madrigale dialogico, di tono popolaresco, coltivato da O. Vecchi, G. Croce, A. Banchieri). Il madrigale tocca così i più alti vertici estetici della sua storia, ma conclude anche (intorno alla metà del sec. XVII) l'arco del suo sviluppo. Certe sue caratteristiche (a cominciare dallo strettissimo rapporto tra dimensione verbale e dimensione musicale) passeranno in altre forme e in particolare in quella della cantata da camera.

A. Einstein, The Italian Madrigal, 3 voll., Princeton, 1949; N. Pirrotta, The Music of the Fourteenth Century in Italy, Roma, 1954-64; G. Reese, Music in the Renaissance, New York, 1954; K. von Fischer, Studien zur italienischen Musik des Trecento und des frühen Quattrocento, Berna, 1956; J. Kerman, The Elizabethian Madrigal, New York, 1962; Autori Vari, Chanson and Madrigal. 1480-1530, Cambridge (Massachusetts), 1964; F. Testi, La musica italiana nel Medioevo e nel Rinascimento, 2 voll., Milano, 1969; J. Roche, The Madrigal, Londra, 1972; H. Colin Slim, A Gift of Madrigals and Motets, Londra, 1973.