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manòmetro

sm. [sec. XIX; dal greco manós, rarefatto+-metro, tramite il francesemanomètre]. Strumento atto a misurare la pressione di un fluido rispetto a una pressione nota, per esempio quella atmosferica (pressione relativa) o la pressione assoluta o il salto di pressione tra due ambienti o tra due punti di un circuito fluidico. I manometri possono essere a liquido (usati per differenze di pressione fino a 2 atm) o a elemento elastico (per pressioni superiori). I manometri a liquido sono costituiti da un tubo a U trasparente, riempito fino a metà dei rami da un liquido (mercurio, acqua, alcol). Le due estremità del tubo sono collegate ai due ambienti tra i quali si vuole conoscere la differenza di pressione e la lettura della pressione avviene misurando il dislivello (quota piezometrica) fra le due superfici libere delle colonne di liquido. Se una delle due estremità è aperta nell'atmosfera, il manometro misura la pressione relativa rispetto a quella atmosferica. Per misurare con precisione pressioni piccole, si usano manometri (micromanometri) con la colonna trasparente inclinata rispetto alla verticale in modo da amplificare la scala, con conseguente riduzione degli errori. Nei manometri a liquido il valore della pressione relativa (o del salto di pressione) Δp si ottiene dalla relazione Δp=(γm-γ) h, dove γm e γ sono rispettivamente i pesi specifici del liquido manometrico e del fluido contenuto nell'ambiente a pressione superiore e h è il dislivello tra i peli liberi del liquido manometrico nei due rami del tubo; nel caso di aeriformi, γ può generalmente essere trascurato rispetto a γm. I manometri a elemento elastico sono apparecchi basati sul principio della deformazione elastica di un corpo sottoposto a pressione; questa deformazione, opportunamente amplificata, dà l'indicazione della pressione; all'atto della costruzione questi manometri devono essere sempre tarati per mezzo di un manometro campione. Il più usato è il tipo Bourdon, nel quale l'elemento elastico è una molla tubolare a sezione pressoché ellittica foggiata a C e chiusa a una estremità; l'altra estremità viene collegata al circuito di cui si vuole rilevare la pressione. Per effetto di tale pressione gli estremi della C tendono a divaricarsi e lo spostamento viene trasmesso, meccanicamente amplificato, all'indice che, muovendosi su un quadrante graduato, indica il valore della pressione. Sono usati, in manometri particolari, elementi elastici come membrane metalliche, diaframmi, capsule, ecc. i quali garantiscono un'affidabilità e una precisione maggiori dei manometri Bourdon. Per misure di tipo industriale sono spesso usati strumenti derivati dal manometro a liquido ma a lettura diretta, quali la bilancia toroidale e il manometro differenziale a galleggiante. La bilancia toroidale è costituita da un tubo a forma di toro parzialmente riempito da un liquido manometrico e sospeso al centro su un appoggio a coltello. Nella zona del tubo non occupata dal liquido sono situate due prese, separate da un setto, che fanno capo ai due ambienti tra i quali si vuole misurare la differenza di pressione. Lo spostamento del liquido manometrico che ne consegue sbilancia il toro, muovendo un indice su una scala. Il manometro differenziale a galleggiante è costituito da due vasi in acciaio, contenenti il liquido manometrico, in uno dei quali si trova un galleggiante che comanda il movimento di un indice su un quadrante graduato. Per misurare pressioni assolute si usano manometri a liquido, molto simili a barometri, oppure manometri a elemento elastico, nei quali la struttura portante è una scatola (capsula manometrica), a tenuta stagna, all'interno della quale è realizzato un vuoto spinto. A volte la pressione viene rilevata mediante trasduttori che trasformano la deformazione di un elemento elastico in un segnale elettrico proporzionale alla pressione.

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