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marionétta

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Lessico

sf. [sec. XIX; dal francese marionnette, propr. immagine della Vergine, bambola, da Marion, dim. di Marie, Maria].

1) Fantoccio composto di varie parti in materia diversa (legno, creta, avorio, cartapesta, ecc.), animato, in Occidente, mediante un sistema di fili talora molto complesso, da un marionettista nascosto al pubblico e situato su un ponte posto sopra il palcoscenico. A differenza del burattino la marionetta ha corpo completo ed è azionata dall'alto. L'altezza non supera in genere gli 85 cm; il peso varia per lo più dai 5 ai 7 kg. Il palcoscenico di un teatro per marionette ha un boccascena largo 4-6 m, alto 2 m e profondo 4 m. I marionettisti sono spesso anche interpreti del testo, benché in tempi recenti sia invalso l'uso di scritturare attori e cantanti qualificati o di far ricorso all'incisione su nastro della colonna sonora.

2) In loc. estens.: parere una marionetta; muoversi come una marionetta, avere movimenti rigidi, a scatti. Fig., persona priva di carattere, di personalità, succube di un altro: sono tutte marionette nelle mani del direttore; far la marionetta, agire senza coerenza.

Cenni storici: generalità

La marionetta ha origine antica, rituale e sacra, documentata da alcuni ritrovamenti archeologici. Un modellino di teatro per marionette fu ritrovato in Egitto nel sepolcro di un certo Kelmis, cantore di Osiride. Nella mitologia indiana si narra che il dio Śiva si innamorò della bambola mobile della sua sposa Parvati. Scavi archeologici in Mesopotamia, India, Grecia, Roma hanno riportato alla luce figurine articolate in legno e argilla.

Cenni storici: in Occidente

Autori greci e romani (Aristotele, Platone, Erodoto, Orazio, Petronio, ecc.) parlano di statue animate e di esibizioni di marionette. I Greci le chiamarono agalmata neuròspasta; i Romani pupae, imaginunculae animatae, ligneolae figurae, sigillae, homunculi. In Europa, dopo la caduta dell'Impero romano le marionette quasi scomparvero come espressione teatrale e assunsero carattere pubblicitario al servizio di cavadenti, cerusici, venditori ambulanti. Durante il Medioevo le marionette riapparvero nelle chiese, nelle sacre rappresentazioni, quale statuaria animata per rendere più efficaci le cerimonie religiose. I presepi ne sono una reminiscenza. Tuttavia è a partire dai sec. XVI e XVII che il teatro marionettistico assume autonomia e prestigio e si diffonde in Europa sia come spettacolo popolare destinato al pubblico delle piazze sia come spettacolo raffinato destinato alla nobiltà e alla ricca borghesia. Frequenti allusioni alle marionette si trovano nelle opere di Cervantes (Don Chisciotte assiste a una rappresentazione di marionette) e di Shakespeare. Il repertorio, in origine eroico-cavalleresco, specie nei Paesi soggetti all'influenza spagnola (Fiandre, Napoli, Sicilia dove è poi sorta l'opera dei pupi), imitò presto temi e luoghi della Commedia dell'Arte. Col passare del tempo variarono i personaggi e si arricchirono le tecniche di animazione secondo gli specifici interessi e le caratteristiche culturali di ogni Paese, tuttavia, salvo eccezioni, il teatro per marionette ebbe raramente un repertorio originale, ma attinse a quello teatrale classico e moderno, opportunamente adattato. Nel Settecento a Parigi la maschera di Polichinelle, dopo aver divertito i ragazzi nelle fiere, entrò nei salotti più raffinati, come quello della duchessa del Maine e di Voltaire. Durante tutto il Settecento, in Italia, il teatro di marionette fu coltivato particolarmente a Venezia (con il teatrino di palazzo Grimani ai Servi, il Contarini a S. Barnaba, il Loredan a S. Vio e quello del poeta dialettale A. M. Labia nel palazzo di S. Girolamo). Anche il padre di C. Goldoni tenne spettacoli di marionette, seguiti con grande interesse dal figlio, che scrisse poi diverse commedie per marionette. Alla fine del Settecento il musicista Haydn compose opere espressamente per marionette (per il teatrino del castello degli Esterházy); anche Goethe scrisse una commedia per marionette. Nell'Ottocento si ebbe la maggiore diffusione del teatro di marionette: molte città ebbero teatri e compagnie stabili mentre si moltiplicarono le iniziative originali. Anche in Italia, Paese di tradizione girovaga, si aprirono teatrini stabili (Teatro Gianduia a Torino e Teatro Girolamo a Milano) e si ebbero numerose iniziative per i pubblici di provincia e di paese. Scrissero commedie originali il conte Pocci (per il teatro di Josef Schmidt a Monaco) e Filippo Teoli per il suo personaggio Cassandrino (rappresentate nel teatro di palazzo Fiano a Roma). In Boemia M. Kopečký contribuì alla rinascita della letteratura patria. Tra i più vivaci marionettisti dell'epoca va citato l'inglese Th. Holden, che fece trionfali tournée negli USA. Le possibilità espressive della marionetta sono state esaltate da artisti e scrittori assai noti, alcuni dei quali ne hanno teorizzato l'impiego in una sorta di teatro antinaturalista. Craig e Baty hanno sostenuto la superiorità della marionetta rispetto all'attore e il suo ruolo nell'ambito dello sperimentalismo; Kleist, prima di loro, aveva elevato un inno alla magia liberante del fantoccio interprete. Nei primi decenni del Novecento si ha una vera rinascita del teatro di marionette grazie a figure quali R. Teschner e J. Skupa a Praga, N. Efimova a Mosca, P. Brann a Monaco, I. Puhonny a Baden-Baden, V. Podrecca (con I Piccoli) in Italia, T. Sarg a Chicago. Le esperienze del Bauhaus e del dadaismo hanno portato agli sperimentalismi di O. Griebel a Dresda, A. Appia in Svizzera, Geza Blattner a Parigi. In Italia le famiglie Colla di Milano, Lupi di Torino, Braga di Oderzo, Preti di Modena hanno conservato la tradizione attraverso i propri discendenti. Rinnovatori dell'arte marionettistica sono considerati M. Temporel, Y. Joly e A. Tahon in Francia, J. Malik in Cecoslovacchia, H. Siegel e M. Jacob in Germania, R. Obratzov in Russia, R. Bufano e P. Schumann negli USA, M. Meschke in Svezia. Nella seconda metà del sec. XX nell'Europa occidentale, l'interesse per le marionette (che hanno subito fondamentali e in qualche senso anticaratterizzanti evoluzioni) è andato scemando, mentre nell'Europa orientale (in particolare in Cecoslovacchia, Russia, Romania) e nell'Europa settentrionale (specie in Svezia) si hanno ancora diverse interessanti iniziative e spettacoli di grande dignità artistica. A Praga, dove è attivo il Teatro delle Marionette, dal 1952 esiste addirittura una cattedra di marionettistica alla facoltà teatrale dell'Accademia delle Arti. Nell'Europa occidentale si distingue la compagnia di marionette di Salisburgo, che ha in repertorio intere opere di Mozart. Accanto all'impiego cinematografico e televisivo della marionetta si deve segnalare il suo ingresso nella scuola e nella psicoterapia infantile quale strumento efficace del gioco drammatico, che consente ai fanciulli una liberazione catartica delle loro tensioni psichiche e ne educa le capacità espressive.

Cenni storici: in Oriente

In Oriente, dove costituisce tuttora un'evidente trascrizione del rito religioso in termini di magia teatrale, la marionetta ha origini remotissime, forse riconducibili a un'unica fonte (l'India) e certamente riallacciabili al mondo tribale. In India fu forse alle origini stesse del teatro (il termine Sutradhara, direttore di teatro, significa “quello che tira i fili”) e racconta da secoli antiche leggende religiose in baracche che si spostano da un villaggio all'altro. In Indonesia servì in origine per rappresentazioni legate al culto degli antenati, poi a raccontare le vicende dell'epica indù, infine ad affiancare a questi temi importati leggende più propriamente locali. Il teatro di marionette si chiama wayang e conserva un carattere cerimoniale: la sua sede principale non è il teatro pubblico ma la casa privata, dove lo spettacolo di wayang, a tre dimensioni o sagoma per teatro d'ombre, è un complemento delle grandi occasioni della vita familiare. In Cina è invece tradizionalmente uno spettacolo popolare che ebbe il suo periodo d'oro nell'epoca Sung. In Giappone, infine, dove fu introdotto dalla Cina nel sec. X, giunse al massimo fulgore con l'apertura del teatro Takemoto-za di Ōsaka nel 1684, per il quale Chikamatsu Monzaemon scrisse molti jōruri, capolavori passati poi nel repertorio del kabuki; e la tradizione fu continuata dal ninjō-jōruri noto anche come bunraku. Qui la marionetta ebbe enorme popolarità; oggi sopravvive come monumento della cultura nazionale atto a essere esportato, ma non riscuote più il favore del pubblico. Non è sempre possibile distinguere la marionetta dal burattino: i fantocci giavanesi, per esempio, sono mossi non da fili ma da bastoncini; quelli giapponesi dalle mani di tre animatori che agiscono in vista del pubblico.

Bibliografia

J. Chesnais, Histoire générale des marionettes, Parigi, 1947; C. Beaumont, Puppets and Puppetry, Londra, 1958; R. Leydi, R. Mezzanotte Leydi, Marionette e burattini, Milano, 1958; G. Baty, R. Chavance, Histoire des marionettes, Parigi, 1959.