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massa, teatro di-

spettacolo allestito quasi esclusivamente all'aperto e di contenuto politico-sociale, del quale sono personaggi e interpreti non gli individui, ma le masse. Storicamente il moderno teatro di massa nacque, all'indomani della rivoluzione sovietica, dal presupposto che la massa, portatrice di un sentimento unitario del quale i singoli, in quanto tali, sono incapaci, riesce a esprimersi in un linguaggio drammatico adeguato. Grande sviluppo ebbero le inscenirovski, rievocative di fatti storici e rivoluzionari e celebrative (Vzjatie Zimnego Dvorca, 1920, La presa del Palazzo d'Inverno): a esse parteciparono operai, militari (cavalleria compresa) e anche attori professionisti. Gli scenari, dapprima solo abbozzati, vennero poi elaborati minuziosamente. Importante fu anche il teatro d'agitazione tedesco dello stesso periodo (specie a Lipsia con l'Arbeiter-Bildungs-Institut), promosso dai partiti socialdemocratico e comunista e influenzato dall'espressionismo. Dalla pantomima si passò (ca. 1923) a testi recitati (con “libretti” di Toller). In particolare gli Sprechchöre, la forma più tipica tra il 1920-30, di carattere epico-lirico, si basarono su composizioni poetiche (Chor der Arbeit, 1923, Coro del Lavoro, di G. von Wangenheim). Di notevole impegno furono i testi editi, tra il 1923 e il 1928, sotto la denominazione di Rote Tribune (Tribuna rossa). “Feste popolari” cercò di promuovere in Francia F. Gémier, dove spettacoli di massa si sono avuti dopo l'avvento del Fronte Popolare (Liberté et naissance d'une cité, 1937), mentre in Italia molto si parlò di teatro di massa sotto il fascismo, sebbene l'unica realizzazione concreta sia stata 18BL (1934), ideata da un gruppo di scrittori e attuata da A. Blasetti. Nel secondo dopoguerra spettacoli di massa sono stati allestiti dal regista di sinistra M. Sartarelli. In altra epoca e altro contesto storico-sociale (l'Inghilterra medievale e poi dei Tudor) teatro di massa fu quello costituito dai pageants.