Questo sito contribuisce alla audience di

materialismo

Guarda l'indice

Lessico

sm. [sec. XVIII; da materiale].

1) Sistema filosofico che fonda tutta la realtà sulla materia.

2) Nell'uso corrente, spregiativo, tendenza alla ricerca dei beni puramente materiali, all'appagamento dei piaceri terreni. § Materialismo didattico, orientamento metodologico che fa perno quasi esclusivamente su un'intellettualistica acquisizione della materia trascurando le modalità concrete dell'assimilazione da parte dell'allievo. Il termine si deve al pedagogista F. W. Dörpfeld, che si oppose alla prassi didattica fondata su presupposti esclusivamente materialistici, proponendo un insegnamento formativo orientato da un'attenta organizzazione metodica.

Filosofia: generalità

In senso stretto si possono definire sistemi materialistici solo quelli che fanno assurgere la materia a principio metafisico, nel tentativo di spiegare “la forma per mezzo del contenuto, le cose per mezzo dei materiali”. Nel pensiero scientifico moderno invece il materialismo è un'ipotesi di lavoro per spiegare l'unificarsi dei dati sensibili al di fuori di presupposte attività spirituali, per cui il concetto di materia sarebbe valido in quanto capace di unificare tutti i fenomeni. Ne consegue che l'ipotesi fisica non è materialistica in quanto, volendo unificare tutti i dati sensibili, deve ricorrere al potere astrattivo della mente, anche se guarda al risultato come a qualcosa di esterno a essa. La critica mossa al materialismo s'incentra su questi due problemi: la materia e tutti gli altri postulati del materialismo si riducono in ultima analisi al concetto, cioè sono valori mentali, e la mente, di conseguenza, non ne risulta distrutta, ma rimane, anche secondo il materialismo, nella pienezza delle sue funzioni; il materialismo ha come fondamento un dato assoluto, subito colto dalla mente, mentre l'esperienza si presenta in impressioni disordinate e continuamente mutevoli. La risposta data dal materialismo a queste obiezioni è la seguente: l'atto del conoscere ha un aspetto soggettivo sempre in attività e un aspetto oggettivo, che rimane passivo; di questo atto si vuol cogliere nel materialismo solo l'aspetto passivo, in piena autonomia da ogni attività. Nella storia della filosofia il materialismo non si manifesta come movimento continuo e regolare ma a tratti e in modo discontinuo: ai primordi della speculazione filosofica la ricerca si rivolge alla materia fondamentale del cosmo; l'epicureismo affida la formazione della materia all'associazione casuale degli atomi, sottolineando in tal modo l'assenza in questa operazione di ogni realtà trascendente il mondo; fine della vita è il piacere e la morte è solo lo scioglimento degli atomi (uniti dal caso) che formavano un'entità. Nel Rinascimento, Hobbes portò il materialismo nella vita politica e affermò che solo un potere assoluto poteva tenere a freno gli uomini che correvano, ognuno per proprio conto, alla ricerca del piacere. L'illuminismo francese si permeò di materialismo nel pensiero di La Mettrie, per il quale azioni umane, virtù, società sono fondate tutte sul piacere dei sensi, e di d'Holbach, che vedeva la natura come materia e movimento, in cui l'uomo è collocato come essere fisico. Materialisti furono anche gli evoluzionisti del sec. XIX: E. Vogt definiva il pensiero una “secrezione del cervello”; L. Buchner identificava la coscienza e il pensiero con la forza che la materia sprigiona dal corpo animale; J. Moleschott asseriva che pensiero e coscienza sono il prodotto della materia, che la circolazione sanguigna porta al cervello; il maggiore di essi, E. Haeckel, riduceva i fenomeni della natura a trasformazioni della materia, compresa la sostanza vivente; perciò il pensiero è un carattere della materia e come tale si trova in tutte le cose.

Filosofia: materialismo metafisico

È una dottrina che riduce tutta la realtà alla materia e al movimento e alle combinazioni a cui essa dà luogo: al materialismo metafisico s'informarono nell'antichità l'atomismo di Democrito, di cui furono convinti assertori Epicuro e il poeta latino Lucrezio (De rerum natura). Condannato dalla visione spiritualistica del cristianesimo, il materialismo metafisico ricomparve nel sec. XVIII con Diderot, Helvetius, d'Holbach, La Mettrie, Cabanis, assumendo un significato meccanicistico; Vogt, Buchner, Moleschott e Haeckel misero nel cuore della materia il concetto di forza e come tale fu accettato e propagandato dal positivismo tedesco.

Filosofia: materialismo storico

È il canone di interpretazione della storia umana elaborato da Marx ed Engels nei suoi principi teorici e quindi sviluppato e applicato dal pensiero e dalla pratica marxista. La tesi fondamentale del materialismo storico è che “il modo di produzione della vita materiale condiziona il processo della vita sociale, politica e spirituale. Non è già la coscienza dell'uomo a determinare il suo essere, ma, al contrario, il suo essere sociale a determinare la sua coscienza” (Marx, “Prefazione” a Per la critica dell'economia politica, 1859). Il modo di produzione è la struttura della società, la base alla quale aderiscono la vita e la lotta delle classi sociali, in funzione dei cui interessi e della cui pratica sociale sorge una sovrastruttura coercitiva, giuridico-statuale e ideologica: morale, religiosa, filosofica, scientifica e artistico-culturale. Il modo di produzione dei mezzi materiali della società è costituito dall'unità fra forze produttive e rapporti di produzione. Le forze produttive di una data società sono l'insieme degli strumenti di produzione e delle capacità tecnico-produttive dei lavoratori. I rapporti di produzione hanno la loro base nella proprietà dei mezzi di produzione, e comprendono inoltre: le relazioni tra gli uomini e tra gli uomini e gli strumenti nella produzione (organizzazione del lavoro); le relazioni fra gli uomini nello scambio; il modo di ripartizione del prodotto. La legge fondamentale di sviluppo della storia sta nella contraddizione fra forze produttive e rapporti di produzione: quando questi ultimi comprimono la crescita delle forze produttive, e impediscono così il soddisfacimento dei bisogni sempre maggiori della popolazione, si apre un'epoca di rivoluzione sociale, attraverso cui emerge il potere della classe che detiene la capacità di allargare la produzione. Così, attraverso incessanti lotte di classe, tra classi sfruttatrici e classi lavoratrici, si affermano via via nuove classi dominanti e nuovi modi di produzione: la forma economica primitiva, basata sulla proprietà comunitaria della gens, mentre si allarga e si riproduce nel modo di produzione asiatico, si dissolve rapidamente nel mondo greco-romano, dando luogo all'economia schiavistica, a sua volta travolta dal feudalesimo, che viene prima corroso e quindi distrutto dal moderno capitalismo della borghesia. Questo rappresenta l'ultima forma antagonistica del processo di produzione, al cui abbattimento, a opera del proletariato, farà seguito il modo di produzione socialista e infine il comunismo.

Filosofia: materialismo dialettico

Nell'ambito del marxismo-leninismo, la cui linea cardinale di sviluppo è costituita dall'opera di Marx, Engels, Lenin e Mao, il materialismo dialettico vuole individuare le leggi più generali del divenire, comuni ai processi della natura, della società e del pensiero. Perciò il materialismo dialettico è il fondamento ontologico, gnoseologico e metodologico dei principi teorici della “concezione del mondo del proletariato”, principi che mirano a trasformare e integrare la totalità delle scienze e della cultura, ma che concernono soprattutto la visione scientifica della storia, della struttura della società e dell'economia e l'ideologia per la realizzazione del comunismo. Secondo il materialismo dialettico la materia in movimento esiste dall'eternità e conduce a uno stadio assai tardo ed elevato dell'evoluzione, nell'animale uomo, lo spirito. La materia è dunque indipendente dalla coscienza; ma è conoscibile e trasformabile dall'uomo, che, a partire dai suoi bisogni e dalla pratica secondo essi orientata, percepisce selettivamente attraverso gli organi di senso i caratteri e gli effetti superficiali (apparenza) dell'oggettività, ed elabora quindi teorie esplicative per cercare di cogliere i nessi oggettivi più profondi e circostanziali che andando oltre il fenomeno si avvicinino all'essenza delle cose. La verità, sempre approssimata, di ogni teoria viene saggiata dagli esperimenti, che comportano comunque un'avanzata nel cuore dell'oggetto. Si svolge così nella conoscenza e nell'azione una dialettica continua fra esperienza o pratica sensibile e teoria, fra attuazione e progetto. Nella ricerca delle leggi specifiche che regolano gli eventi e i rapporti oggettivi l'indagine scientifica è sempre stata guidata da visioni generali sulla forma universale dei nessi fra le cose e del loro divenire. Così si sono succeduti e intrecciati il finalismo aristotelico, il meccanicismo deterministico e l'empirismo casualistico. Il materialismo dialettico vuole conservare i meriti di questi modi tradizionali di pensiero superandone le unilateralità e chiusure in una concezione del divenire che ha il suo fulcro nel contrasto, nella contraddizione o lotta fra tendenze bipolari unite e opposte, che dà luogo (attraverso la cosiddetta “negazione della negazione”) a nuove sintesi, a nuovi risultati sempre provvisori: al “divoramento” di uno dei due poli da parte dell'altro, o al superamento delle differenze fra gli aspetti prima contraddittori, o a un nuovo equilibrio fra le due polarità, secondo il tipo (antagonistico o integrativo o complementare) della contraddizione. Il passaggio dal mutamento quantitativo al salto qualitativo esprime la logica evolutiva della materia in quanto costretta nella struttura dialettica della contraddizione.

Bibliografia

Per il materialismo metafisico

G. Bachelard, Le matérialisme rationnel, Parigi, 1953; O. Bloch, Il materialismo, Milano, 1990; M. Cingoli, Marxismo, empirismo, materialismo, Milano, 1990.

Per il materialismo dialettico

H. Lefebvre, Il materialismo dialettico, Torino, 1948; H. Ogiermann, Materialistische Dialektik, Monaco-Salisburgo-Colonia, 1958; H. Marcuse, Soviet Marxism, Parma, 1968; S. Timpanaro, Sul materialismo, Pisa, 1970; W. Hollitscher, L'immagine scientifica della natura, Milano, 1972; L. Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, vol. VI, Milano, 1972; idem, Del marxismo. Saggi sulla scienza e il materialismo, Verona, 1987.

Per il materialismo storico

V. Stern, Grundzüge des dialektischen und historischen Materialismus, Berlino, 1947; F. Mehring, [Uber den historischen Materialismus, Berlino, 1952; R. Mondolfo, Il materialismo storico in Engels, Firenze, 1952; N. Badaloni, Marxismo come storicismo, Milano, 1962; L. Geymonat, Storia del pensiero filosofico escientifico, voll. IV, V, VI, Milano, 1971-72; G. Bazzi, Per il materialismo storico, Milano, 1988.