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matrilineare

agg. [da matre+lineare (aggettivo e sostantivo)]. Del rapporto di parentela computato secondo la discendenza per linea femminile; per estensione, delle strutture socio-politico-economiche delle comunità a discendenza matrilineare. § La matrilinearità è una delle due forme base del rapporto di parentela e, come la patrilinearità, ha aspetti più o meno accentuati secondo i vari gruppi etnici. Nella sua forma classica prevede: la grande famiglia, retta dal fratello più anziano della donna più anziana, la quale può, tuttavia, presiedere al consiglio di famiglia; le funzioni di padre sono assolte dallo zio materno; il marito entra a far parte della famiglia della moglie, deve abitare con questa o nel territorio del clan di questa e deve essere scelto tra i figli della zia paterna; fra nuora e suocera è rigorosa l'evitazione; i figli appartengono al clan materno e la loro educazione è curata dai nonni materni; i riti d'iniziazione e le società segrete femminili hanno, di norma, più importanza di quelli maschili; i rapporti patrimoniali si svolgono solo nell'ambito del clan materno; il legame matrimoniale non è, generalmente, rigoroso sebbene si possano verificare forme di limitazione della libertà delle donne (per esempio diritto di uccisione o di ripudio dell'adultera). Contrariamente a quanto un tempo sostenuto, le società a struttura matrilineare non sono le più “primitive”: in un certo senso si può dire che le società agricole a struttura comunitaria sono in prevalenza matrilineari, mentre raramente lo sono società più arcaiche. In tali società il potere viene esercitato dagli uomini ma la posizione della donna non è mai così limitata come in molte società patriarcali economicamente più progredite: non di rado le donne anziane svolgono funzioni sociali importanti (per esempio tra gli Irochesi eleggevano e controllavano i capi; tra vari gruppi asiatici possono assurgere al sacerdozio; in molti casi possono essere elette alle cariche supreme); in ogni caso è sempre notevole il rispetto di cui sono fatte segno. L'organizzazione sociale di tipo matrilineare solo raramente ammette l'ereditarietà delle cariche e la proprietà privata; il gruppo etnico si considera (ormai ciò avviene sempre meno) il beneficiario dei prodotti della regione occupata e ciò spiega, forse, l'indole pacifica dei gruppi a struttura matrilineare e la loro tendenza al seminomadismo. Il fatto che non vi sia una rigorosa suddivisione del lavoro nell'ambito del clan consente inoltre l'espressione migliore delle qualità dei singoli che si rivela nel patrimonio di leggende, riti, feste, produzione artistica di ceramiche e altri manufatti. Dal punto di vista religioso prevale la tendenza verso culti naturalistici. Mentre nelle società matrilineari è difficile enucleare influenze tipiche di più arcaiche società patrilineari, in quelle patriarcali non è raro riscontrare il perdurare, seppur sotto forma mitigata, di più antichi istituti matrilineari.

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