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menscevico

agg. e sm. (pl. m. -chi) [sec. XX; dal russo men’ševík, minoritario]. Appartenente alla frazione revisionista di destra del Partito Operaio Socialdemocratico russo, costituitasi nel 1903 durante il congresso cominciato a Bruxelles e concluso a Londra per il forzato abbandono della sede belga. A capo della frazione, che sosteneva la necessità di passare attraverso la fase della rivoluzione liberal-borghese prima di giungere alla rivoluzione socialista-proletaria, si trovavano Plechanov, Martov e Martynov. Nel 1917, dopo la Rivoluzione di ottobre e il rovesciamento del regime Kerenskij, che aveva ricevuto il loro appoggio, i menscevichi, costretti all'esilio, si rifugiarono a Berlino, dove fondarono il Socialističeskij Vestnik (Il Messaggero socialista), sotto la direzione di Martov, Axelrod, Abramovič e altri, e svolsero attività politica in senso antibolscevico.

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