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metàfora

sf. [sec. XIV; dal greco metaphorá, propr. traslazione].

1) Figura retorica, propr. un traslato, che consiste nell'usare un vocabolo o un'espressione per intendere un concetto diverso da quello che di solito esprimono: il nocciolo della questione, un filo di voce, il bastone della vecchiaia, ecc. Data la sua brevità, intensità e suggestione, è stata ed è assai usata dai poeti, tanto che è considerata il traslato per eccellenza, ma è anche assai frequente e d'uso popolare soprattutto nella sua forma particolare di metafora antropomorfica, che trasferisce cioè agli oggetti forme umane: il collo della bottiglia, i piedi del tavolo, la bocca del pozzo.

2) Per estensione, qualsiasi figura retorica; traslato in genere. Nell'uso familiare: parlare per metafora, indirettamente, allusivamente; fuor di metafora, in modo esplicito.

Bibliografia

A. Henry, Metonimia e metafora, Torino, 1975; D. Goldin (a cura di), Simbolo, metafora, allegoria, Padova, 1980; M. Black, Modelli, archetipi, metafore, Parma, 1983; E. Grassi, Potenza dell'immagine, Milano, 1989.

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