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metaplasìa

sf. [sec. XIX; dal greco metáplasis, trasformazione]. Trasformazione di un tessuto in un altro. È un processo patologico che ha limiti ben definiti, in quanto un tessuto di origine ectodermica potrà dare un altro tessuto ectodermico e altrettanto si dica per i tessuti di origine mesodermica. Un epitelio cilindrico mono- o pluristratificato potrà dare per metaplasia un epitelio piatto, una cartilagine potrà trasformarsi in tessuto osseo e così via, ma non è mai possibile un passaggio da un tessuto di origine ectodermica in uno di origine mesodermica e viceversa. Si conoscono metaplasie epiteliali, mesenchimali e mesoteliali. Gli epiteli cilindrici di alcune mucose come quelle uterina, colecistica, bronchiale, possono spesso andare incontro a metaplasie in epitelio piatto pluristratificato in rapporto con fattori irritanti che agiscono per un lungo periodo di tempo con sufficiente intensità. Il connettivo fibrillare può subire la metaplasia ossea, trasformarsi cioè in tessuto osseo, nelle più diverse condizioni (metaplasia ossea nei vasi arteriosclerotici, nei tessuti in distruzione, nelle neoplasie connettivali, ecc.); spesso si osserva una metaplasia ossea delle cartilagini laringee e tracheali nell'età avanzata. Una metaplasia dei mesoteli che rivestono i foglietti pleurici e peritoneali si verifica talora in casi di processi infiammatori cronici a evoluzione lenta; in queste condizioni il rivestimento piatto della sierosa diventa cubico o cilindrico alto e viene a delimitare delle sottili fessure di aspetto pseudoghiandolare. La metaplasia è reversibile se viene a mancare lo stimolo che l'ha indotta: deve essere tuttavia tenuta in attenta osservazione, poiché può rappresentare la fase iniziale di un tumore.

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