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minàccia

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Lessico

sf. (pl. -ce) [sec. XIII; latino minacíae-ārum, dal tema di mināri, minacciare].

1) Atteggiamento o parole con cui si minaccia qualcuno, per lo più spingendolo a fare o a non fare determinate cose: gli impose di seguirlo con paurose minacce.

2) Per estensione, segno premonitore che annuncia mali, danni, pericoli: la minaccia del temporale era preannunciata dai nuvoloni;minaccia di essere danneggiato.

Diritto

In diritto penale, il reato di minaccia contempla diversi casi: la minaccia a pubblico ufficiale per costringerlo a compiere un atto contrario al suo dovere o a omettere quanto deve fare è punita con la detenzione da sei mesi a cinque anni; la minaccia a un corpo politico, amministrativo, giudiziario comporta una pena detentiva da uno a sei anni. In entrambi questi reati costituiscono aggravante la minaccia con armi, lo scritto anonimo, ecc. Per la minaccia di devastazioni o saccheggi contro la pubblica incolumità, la pena va fino a un anno di reclusione; la minaccia contro persona privata per costringerla a fare, tollerare od omettere cosa alcuna contro la sua volontà è punita con la reclusione fino a quattro anni, aumentabile fino a cinque se la minaccia riguarda l'esecuzione di un atto contrario alla legge. Anche per questi casi vale l'aggravante della minaccia a mano armata o per mezzo di scritto anonimo. § Nel diritto militare, chi minaccia un suo commilitone di danno ingiusto è passibile della reclusione fino a due mesi e fino a sei se la minaccia è grave. Se la minaccia è diretta contro un superiore vi si aggiunge il reato d'insubordinazione; se invece è un superiore a minacciare il sottoposto, si ha il reato di abuso di autorità. In entrambi i casi la pena è aggravata.

Etologia

Comportamento atto a intimidire e respingere un altro individuo in situazioni che potrebbero condurre alla lotta. Le esibizioni aggressive, di minaccia o di imposizione sono molto comuni fra gli animali, inclusi gli Invertebrati, e hanno la funzione di risolvere le contese senza passare alla lotta, che presenta comunque rischi per ambedue i contendenti. Spesso derivano per ritualizzazione dalle azioni della lotta, mostrano varie gradazioni di intensità e rappresentano movimenti intenzionali dell'aggressione, talvolta miste a moduli che esprimono disposizione alla fuga. Per esempio i Canidi minacciano mostrando i denti a bocca leggermente aperta, atteggiamento che rappresenta l'inizio del mordere. L'erezione del pelo (Mammiferi) o delle penne (Uccelli) in alcune aree del corpo accompagna spesso la minaccia e, ingrandendo la sagoma del corpo, ha probabilmente la funzione di aumentare il valore impositivo della minaccia stessa. Manifestazioni sonore come soffi, sibili e ringhi, spesso evolutesi in modo convergente in specie assai diverse di vertebrati (per esempio Felidi e Ofidi) accompagnano di frequente la minaccia. La minaccia compare sia nei contesti dell'aggressione, quando un individuo intende tutelare i propri privilegi di rango, sia in quelli della difesa, quando un individuo manifesta l'intenzione di ribellarsi a un altro che tenti di privarlo di un proprio diritto; può anche essere manifestata in contesti interspecifici, quando per esempio una preda messa alle strette da un predatore esibisce a esso le sue armi difensive, manifestando l'intenzione di usarle. In alcune scimmie terricole è nota la minaccia protetta, nella quale un individuo di basso rango ne minaccia uno di rango superiore mentre contemporaneamente esibisce il posteriore a un individuo dominante; questo interverrà nella contesa contro l'individuo minacciato dal primo, essendo inibito dall'aggredire quello che minaccia dalla sua posizione (vedi anche babbuino e mimetismo). In numerosi primati, incluso l'uomo, esiste una minaccia fallica, consistente nell'esibizione dei genitali. Per la minaccia collettiva vedi mobbing.

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