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minimal art

definizione critica riferita a manifestazioni artistiche fondate sull'adozione di un'unità di base modulare e sulla nozione di struttura, intesa come possibilità d'insieme (“strutture primarie” fu appunto il primo termine di connotazione per queste opere), funzionante come progetto mentale e riduzione dell'opera d'arte a forme elementari e geometriche. La geometria diventa la maniera di evidenziare la struttura in senso spaziale e temporale. Tipica dell'ambiente culturale statunitense, questa tendenza (emersa come ABC art e nota anche come cool art, antiform, topological art) ebbe la sua consacrazione ufficiale a New York nel 1966 in una mostra al Jewish Museum intitolata appunto “ Primary Structur ”, nella quale figuravano per affinità di linguaggio pittori e scultori americani e inglesi con opere di impostazione geometrica, la cui essenzialità e minimalizzazione degli elementi espressivi ponevano in risalto il valore della potenzialità strutturale, coinvolgente esperienze della percezione e del linguaggio espressivo. I più immediati precursori dei valori minimali dell'arte sono A. Reinhardt e B. Newman, mentre i precedenti storici della minimal art sono individuabili nella didattica Bauhaus, nell'insegnamento americano degli artisti emigrati J. Albers e L. Moholy-Nagy, in alcuni filoni della ricerca architettonica (da L. Mies van der Rohe a R. B. Fuller), nella scultura di G. Vantongerloo. Tra gli artisti della minimal art e delle strutture primarie si ricordano S. LeWitt, R. Morris, D. Judd, C. Andre, R. Serra, B. Pepper, D. Flavin, C. Willmarth, B. Nauman, L. Bell, A. Caro, P. King, W. Tucker, R. Smith; tra gli italiani, G. Anselmo, G. Zorio, G. Calzolari, R. Aricò, N. Carrino, R. Barisani, C. Lorenzetti, P. Icaro, A. Pierelli, G. Pardi, N. Perizi, M. Gandini, G. Paolini ecc.