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miocardite

sf. [sec. XIX; da miocardio+-ite]. Processo infiammatorio a carico del miocardio, che spesso interessa anche l'endocardio e il pericardio. La sintomatologia è estremamente variabile, da casi in cui essa è praticamente assente ed esistono solo alterazioni dell'elettrocardiogramma, a casi con segni evidenti di insufficienza cardiaca (dispnea, palpitazioni, dolore toracico e intensa debolezza). Anche l'eziologia delle miocarditi è multipla e comprende infezioni batteriche, virali, protozoarie, da sostanze chimiche e tossiche o da agenti fisici (radiazioni) e infine cause sconosciute (forme idiopatiche). Tra le forme batteriche, che includono quelle da salmonelle, difterite, da meningococco e pneumococco, spicca per frequenza e diffusione la miocardite da malattia reumatica, conseguente all'infezione da streptococco betaemolitico di gruppo A. Molti virus sono responsabili di un interessamento miocardico, ma quelli più frequentemente implicati sono i virus coxsackie; l'evoluzione di queste forme è generalmente favorevole con guarigione completa. Rare sono le miocarditi da protozoi, la principale delle quali colpisce i soggetti affetti da malattia di Chagas (malattia del sonno provocata dal Trypanosoma cruzi), diffusa in America Centrale e Meridionale. Le miocarditi da sostanze chimiche comprendono quelle da farmaci (alcuni tranquillanti e antiblastici), da alcol, da metalli pesanti e da veleni. Vi sono infine dei quadri di miocardite classificati come idiopatici, di variabile gravità, dei quali tuttavia non può essere esclusa l'origine virale. La diagnosi di miocardite è sia clinica sia strumentale (radiografia del cuore, elettrocardiogramma, ecocardiogramma, eventualmente biopsia del miocardio). La terapia è fondamentalmente quella dell'infezione che ha causato la malattia, unita a un trattamento sintomatico per sostenere l'apparato cardiocircolatorio e per prevenire le aritmie; nelle forme più gravi si ricorre all'ossigenazione e alla rianimazione.