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mistèro

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Lessico

(ant. mistèrio), sm. [sec. XIV; dal greco mysterion, da mýstēs, iniziato].

1) Nell'antico mondo medio-orientale e in quello greco-romano, rito di iniziazione a speciali culti segreti; il culto stesso, a cui erano ammessi i soli iniziati; si usa per lo più al pl.: misteri eleusini, orfici; i misteri di Dioniso.

2) Rappresentazione sacra che si teneva in Grecia fin da tempi remotissimi durante la celebrazione dei misteri di Dioniso. Tali rappresentazioni, soprattutto la celebrazione della morte e della rinascita del dio, con la cerimonia dell'immolazione di un capro e i canti corali che l'accompagnavano, sono da collocare alle origini del teatro tragico greco.

3) Nella teologia cattolica, verità rivelata da Dio inaccessibile alla mera conoscenza razionale né pienamente comprensibile anche dopo che sia stata appresa per rivelazioni: il mistero della Trinità, dell'Incarnazione. Per estensione: i misteri del Rosario, i momenti della vita di Cristo e della Vergine proposti alla meditazione dei fedeli durante la recita del rosario.

5) Nella terminologia teatrale, dramma sacro in volgare fiorito nel corso del Medioevo e derivante dal dramma liturgico. Corrisponde al francese mystère, all'inglese mystery play (o miracle) e allo spagnolo e portoghese auto. Dal sec. XIV in Italia si afferma la denominazione di sacra rappresentazione.

4) Fig., tutto ciò che non trova una chiara spiegazione razionale e può pertanto esercitare un particolare fascino; fatto oscuro, incomprensibile: il mistero della vita, della morte; i mistero del cuore umano; la sua evasione rimane un mistero. Anche atteggiamento o situazione di voluta occultezza, segreto: si circonda di un alone di mistero; far mistero di una cosa, tenerla nascosta, segreta; far misteri, agire o parlare nascostamente.

Religioni

Fu così detto in origine il nome del culto iniziatico di Eleusi, dedicato alle dee Demetra e Core. Tale nome alluderebbe alla “segretezza” del culto (da myo, sto chiuso) che, per quel che concerne le sue manifestazioni esteriori, ne costituisce l'aspetto più caratteristico. Nel contesto eleusino “segretezza” è sostanzialmente anche “segregazione”: separazione dal resto del mondo. Il rito iniziatico si realizzava in una zona sacralmente separata dal mondo (era proibito ripeterlo fuori di quella zona); l'iniziando in quell'occasione viveva un'esperienza nettamente separata dalla sua vita anteriore e posteriore all'evento; lo stesso culto di Demetra era separato da ogni sua funzione civica, quasi che la dea di Eleusi non fosse la stessa che faceva parte del pantheon ellenico. E la “separazione” comportava una “trasformazione” religiosa determinata da una nuova accezione del sacro, di tipo mistico, che toglieva l'uomo alla condizione fissata dalla sua nascita; la stessa faceva di Demetra una dea “salvatrice”, da “agraria” che era. I misteri di Eleusi, proprio per la loro novità, si diffusero per tutta la Grecia e fornirono il modello ad altri culti locali trasformati in “misteri”. Questa possibilità di assimilazione è giustificata dalla presenza in quei culti di alcuni degli elementi costitutivi dei misteri eleusini, primo su tutti l'esoterismo, ossia la segretezza-segregazione. Prima di essere acquisito in funzione dei misteri in Eleusi, o indipendentemente da questa funzione, l'esoterismo è un elemento fondamentale delle iniziazioni tribali, vale a dire di quei riti che nelle comunità primitive segnano il passaggio dei giovani nella società degli adulti. In questo caso la sua funzione è quella di “separare” la società degli adulti, come condizione culturale, dagli altri membri della tribù e dagli stranieri considerati, nel complesso, come condizione umana naturale. Ora, l'affinità tra i misteri di Eleusi e gli altri culti greci che acquistarono in seguito la struttura e il nome di mistero deriva proprio dal fatto che gli uni e gli altri si svolgevano da antiche forme d'iniziazione tribale, scomparse dalla Grecia storica, almeno nelle loro funzioni sociali originarie. Esoterismo e altri antichi elementi delle iniziazioni tribali finirono per modellarsi in una nuova funzione salvifica secondo lo schema creato in Eleusi: gli esempi più cospicui sono i misteri di Andania e di Samotracia; l'adeguamento dei primi al modello eleusino-ateniese rispose a un'affermazione d'indipendenza della Messenia da Sparta (l'anti-Atene), ottenuta poi pienamente a opera di Epaminonda; per Samotracia, si ricorda che l'isola fu sottratta all'influenza politico-religiosa degli Ateniesi soltanto nel sec. IV a. C., a opera di Filippo re di Macedonia: prima d'allora i misteri di Samotracia erano una specie di succursale dei misteri eleusini; dopo, in funzione della politica antiateniese dei Macedoni, divennero una specie di contraltare di Eleusi. Nello schema dei misteri fu possibile accogliere culti stranieri, e perciò, come i misteri, “estranei” alla religione civica. Sin dal sec. V a. C. si è attestata l'introduzione in Atene di culti di Cibele e di Sabazio, divinità originarie rispettivamente della Frigia e della Tracia. Tali culti si espressero ben presto sotto la forma di misteri: i misteri di Attis (e Cibele), detti anche metriaci dal nome di meter (madre) dato a Cibele, e i misteri di Sabazio, identificato con il greco Dioniso. Nella dialettica religiosa tra pre-cosmico e cosmico, espressa nei limiti di un non-greco contrapposto al greco, Dioniso, per le sue particolari funzioni, era già indicato come straniero, e precisamente come tracio; ciò, unito alla sua interpretazione mistico-orfica che aveva prodotto i cosiddetti misteri dionisiaci, ne aveva reso possibile l'identificazione. In epoca ellenistica, con la scomparsa della polis e, conseguentemente, della religione civica tradizionale, la religiosità della cultura greca si espresse quasi esclusivamente nelle forme misteriche: erano evidentemente le uniche forme per mezzo delle quali si poteva comunicare, a livello di religione, tra le tante nazionalità entrate a far parte della comunità culturale greca. In tal senso divinità quali l'egiziana Iside e il persiano Mithra, sottratte alle loro forme e funzioni originarie, divennero titolari di misteri e garanti di una realtà sovranazionale e sovramondana. Persino il cristianesimo, al suo apparire, fu recepito come uno dei tanti misteri allora esistenti, e in effetti nella sua liturgial cristianesimo accolse più di un elemento dei culti misterici, e lo stesso nome di “mistero”. Nella storia degli studi i misteri sono stati per lo più trattati come fenomeno generale d'interiorizzazione religiosa, quasi una rinuncia a un paganesimo “naturistico” per una religione più sublime; in altri termini, più vicina al cristianesimo. Si è parlato di religioni di misteri anziché di culti misterici; si è parlato di misteriosofie come se si trattasse di una forma di religione particolare. In tal senso si sono cercate formule per una definizione assoluta dei misteri, che, al di là delle differenze morfologiche, ponessero un comune contenuto soteriologico ed escatologico. Ma ogni tentativo è risultato prospetticamente errato: anziché partire dai misteri eleusini, si è partiti, più o meno coscientemente, dall'escatologia e dalla soteriologia cristiane usandole come criteri di qualificazione del materiale variamente documentato.

Teologia

Sono misteri, in senso proprio, il mistero trinitario e quello della partecipazione futura alla realtà di Dio, l'incarnazione del Verbo, l'Eucarestia (e, in genere, i sacramenti), la Chiesa in quanto Corpo mistico di Cristo, la grazia e presenza divina, la visione beatifica, il peccato originale. Questo concetto di mistero, che ha ricevuto la sua formulazione dogmatica nel Concilio Vaticano I (costituzione De fide catholica, IV), risale alla Chiesa antica, dove esso si è sviluppato per una modificazione e un ampliamento del concetto neotestamentario, in base al quale il senso del termine mysterion è determinato dall'uso che ne aveva fatto l'apocalittica giudaica, che lo adoperava per designare in modo specifico realtà e avvenimenti escatologici: in tal senso vengono definiti misteri il Regno di Dio e il suo irrompere nella storia (nei Vangeli sinottici: Matteo 13, Marco 4, Luca 8) e Cristo stesso, la sua comparsa e la sua croce sono misteri (nella letteratura paolinica e deuteropaolinica: Romani 16, I Corinzi 4, Efesini 3, Colossesi 4), cioè il contenuto centrale dell'annuncio cristiano. Misteri sono anche determinati avvenimenti escatologici, posti in essere dall'evento escatologico fondamentale (la persona e il destino di Cristo): la reiezione d'Israele e l'elezione dei gentili (Romani 11), la riconciliazione dell'umanità in Cristo (Efesini 3), la glorificazione dei credenti (I Corinzi 15), il rapporto fra Cristo e la Chiesa (Efesini 5). In ogni caso, il concetto neotestamentario di mistero non è determinato dalla religione dei misteri di origine greca. Per la generalizzazione del concetto nella Chiesa antica ha svolto un ruolo principale la teologia alessandrina (Clemente, Origene), che ha mediato alla tradizione cristiana la concezione del mistero propria del pensiero greco (gnostico-neoplatonico).

N. Turchi, Le religioni misteriche del mondo antico, Milano, 1948; G. Méautis, Les dieux de la Grèce et les mysterès d'Eleusis, Parigi, 1959; R. Merkelbach, Roman und Mysterium in der Antike, Monaco di Baviera, 1962; D. Sabbatucci, Saggio sul misticismo greco, Roma, 1965.