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monogenismo

sm. [da monogenico]. Teoria, detta anche monofiletismo, che sostiene l'origine da un unico ceppo dei vari gruppi umani attualmente esistenti e di alcune delle più recenti forme fossili umane. Secondo questa ipotesi evolutiva l'uomo attuale ha avuto origine da un'unica specie di Homo sapiens. Si oppone al poligenismo, che prevede lo sviluppo dei diversi gruppi umani attuali a partire da diverse specie del genere Homo. Il monogenismo trova nella validità del criterio mixologico una delle prove più evidenti, pur dovendo superare alcune difficoltà per spiegare sia la diffusione dell'umanità sia le sue variazioni. La prima difficoltà è oggi praticamente superata in seguito alla constatazione, fatta nel corso del sec. XX, dell'antichità dell'uomo sulla Terra e della gradualità della sua diffusione nei diversi continenti, dimostrabile dall'assenza di fossili prewürmiani in Australia e in America. Le remote origini dell'uomo rendono più facile anche la spiegazione delle differenziazioni da esso assunte; tanto più che la genetica spiega le capacità differenziatrici delle mutazioni, dell'ambiente e di altri fattori come l'isolamento geografico. Le differenze fra i vari gruppi umani attuali possono spiegarsi come dovute all'effetto di alcuni fattori ereditari caratteristici inseritisi quali mutazioni del patrimonio ereditario nel corso del processo evolutivo; tali fattori sono poi stati selezionati in natura come positivi solo in alcune popolazioni umane in rapporto all'ambiente in cui vivevano (per cui si poterono inserire stabilmente) venendo così trasmessi come caratteri dominanti ai discendenti anche per effetto dell'ibridazione intervarietale. § Il monogenismo s'identifica con il pensiero teologico della Chiesa cattolica, che ha stabilito come dogma di fede la creazione del primo uomo per opera diretta di Dio, mentre ha condannato il poligenismo perché contrario al racconto biblico e al dogma del peccato originale.