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morbillo

sm. [sec. XVII; dim. del latino morbus, morbo]. Malattia infettiva virale che colpisce in prevalenza i bambini e conferisce uno stato di immunità permanente. Si manifesta, dopo un periodo di incubazione di 10-15 giorni, con prodromi catarrali a carico delle prime vie respiratorie e delle congiuntive, e febbre remittente. In terza-quarta giornata si ha un notevole rialzo termico, con punte fino a 39-40 ºC, e la comparsa di tipiche macchie rossastre (o macchie di Koplik) al viso, al collo, al torace, agli arti (esantema). La febbre regredisce per lisi dopo 4-5 giorni, mentre l'eruzione scompare gradualmente. Il morbillo può complicarsi con: bronchite, polmonite, otite; può provocare anche gravi conseguenze neurologiche, tra le quali un'encefalite acuta, talvolta letale, che colpisce soprattutto i pazienti in età giovanile-adulta, e una panencefalite sclerosante subacuta, molto rara, che insorge a distanza anche di sette anni dall'infezione, caratterizzata da progressiva demenza e da un'alta mortalità. A causa dell'andamento della malattia, spesso di rilevante gravità, il morbillo è sempre stato un'importante causa di mortalità infantile, specialmente nei Paesi a basso livello igienico-sanitario e densamente popolati. La situazione epidemiologica del morbillo è radicalmente cambiata in seguito all'introduzione della vaccinazione facoltativa che può essere praticata nel secondo anno di vita.