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multiplèxer

sm. [da multi-+(di)plexer]. Dispositivo impiegato per utilizzare nel modo più efficace le linee di comunicazione. Infatti più terminali connessi alla stessa linea mediante un multiplexer possono essere utilizzati contemporaneamente. In altri termini la stessa linea può convogliare canali di trasmissione senza introdurre ritardi e senza perdite di informazioni. A tal fine le diverse tecniche di multiplexing devono garantire la trasparenza della trasmissione, cioè il dispositivo non deve inserire alcun carattere (bit) o modificare i dati che lo attraversano. Le principali tecniche di multiplexing sono la FDM (Frequency Division Multiplexing, multiplazione a divisione di frequenza) e la TDM (Time Division Multiplexing, multiplazione a divisione di tempo). Il multiplexer a divisione di frequenza (FDM) si basa sulla possibilità di trasferire più segnali su una stessa linea, purché a ciascun segnale venga assegnato un determinato intervallo di frequenza entro la banda in cui è possibile utilizzare il canale (per esempio telefonico); il segnale viene modulato con una portante la cui frequenza è al centro dell'intervallo assegnato. Il multiplexer a divisione di tempo (TDM) si basa sulla possibilità di trasmettere in sequenza campioni di diversi segnali contemporanei: si fondono i flussi dei dati di più terminali in un unico flusso. Un multiplexer a divisione di tempo "La figura relativa al multiplexer è a pag. 261 del 15° volume. " "Per lo schema logico e la tavola della verità di un multiplexer a divisione di tempo con quattro ingressi vedi al lemma dell'Aggiornamento 1995." può essere paragonato a un commutatore, a ogni posizione del quale corrisponde un canale di ingresso e quindi un segnale da trasmettere sul canale d'uscita; se il commutatore ruota, vengono portati all'uscita periodicamente campioni dei diversi canali (vedi modulazione).

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