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mutaménto

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Lessico

sm. [sec. XIV; da mutare]. Atto ed effetto del mutare o del mutarsi; trasformazione: l'adolescenza provoca un mutamento nel carattere; variazione: un mutamento di rotta; sostituzione: mutamento di governo. In particolare in diritto, nei contratti a prestazioni corrispettive, se le condizioni patrimoniali di un contraente mutano fino a mettere in pericolo il suo adempimento, l'altra parte può sospendere l'esecuzione della prestazione dovuta; nella compravendita il venditore può non consegnare la cosa se il compratore è impossibilitato a pagarne il prezzo; nel contratto di assicurazione, l'aumento o la diminuzione del rischio per l'assicuratore comporta l'aumento o la diminuzione del premio che l'assicurato deve pagare.

Sociologia

Le norme, i valori, i ruoli, i modelli di comportamento vengono elaborati progressivamente da ogni società e organizzati in quella sorta di memoria collettiva che definiamo cultura di una comunità. La cultura garantisce così la trasmissione nel tempo del patrimonio collettivo dell'umanità, ma la tradizione è rimessa continuamente in causa dall'emergere di nuove tecniche produttive, di valori sociali inediti, di rappresentazioni del mondo incompatibili con l'ordine precedente. Tutte le culture umane sono, cioè, in permanente evoluzione, ma la velocità del cambiamento è in relazione alla celerità delle trasformazioni tecniche e all'intensità ed estensione della comunicazione sociale. Da questo punto di vista, le società tradizionali possono essere scambiate erroneamente (come ci insegna l'etnologia contemporanea) per società immobili, perché evolvono con grande lentezza. Al contrario, le società industriali dell'Occidente – a partire dalla fine del sec. XVIII e con accelerazione sempre crescente – sembrano rappresentare il luogo naturale del mutamento. Anzi, la percezione del mutamento – e, in qualche modo, l'ansia generata dalla sua intensità e dall'esigenza di farvi fronte da parte di gruppi e individui – rappresenta uno degli oggetti privilegiati dell'analisi sociologica. I padri fondatori della disciplina si concentrano sin dal sec. XIX sui caratteri e sulle cause del mutamento che sconvolge il vecchio ordine economico e politico dell'Europa. La legge dei tre stadi di A. Comte è dominata dall'esigenza di recuperare l'equilibrio fra ordine e progresso, alterato dalla Rivoluzione del 1789; l'evoluzionismo di H. Spencer mira a descrivere una sorta di legge naturale del mutamento storico; K. Marx individua nelle trasformazioni produttive e nella formazione di un nuovo profilo di classe, proprio della società industriale, l'origine del mutamento. È persino possibile distinguere fra una scuola di pensiero dicotomica che concepisce il mutamento come approdo di un processo la cui origine è storicamente individuabile, e indirizzi ispirati all'antica teoria ciclica (di cui si troverebbe un'eco nello stesso V. Pareto) o alla filosofia dei corsi e ricorsi (da I. Khaldun a G. Vico a F. Nietzsche). Un contributo di eccezionale rilievo è anche in questo caso venuto dalle riflessioni di M. Weber, che indaga le precondizioni del mutamento nell'Europa occidentale. Per il sociologo tedesco, è la religiosità calvinistica a motivare lo sviluppo della borghesia imprenditoriale, animata da una nuova etica del lavoro, che darà vita al moderno capitalismo. Questa tesi rappresenta una sostanziale correzione dell'idea, sviluppata soprattutto da K. Marx, di una rivoluzione della cultura e dell'organizzazione sociale come prodotto della trasformazione produttiva (industrializzazione). Più di recente, però, alla ricerca di paradigmi teorici capaci di spiegare le cause, le condizioni e le forme ricorrenti del mutamento in realtà sociali quanto mai eterogenee – sebbene tutte interessate dai processi di modernizzazione – si è sostituita una visione critica e problematica del mutamento. Anche autori di scuola funzionalistica – da W. E. Moore a N. Smelser – hanno proposto un'analisi combinata e aperta a molte possibili variazioni delle tendenze al mutamento. Politologi ed economisti come C. Offe, J. O'Connor, N. Poulantzas hanno evidenziato il ruolo delle istituzioni nei processi di mutamento, mentre D. Martindale ha rigorosamente distinto mutamento sociale e mutamento culturale, come processi non coincidenti e talvolta conflittuali. Fuori di ogni legge di causalità, il francese R. Boudon invita ad accontentarsi dell'individuazione di modelli e condizioni empiriche in cui il mutamento può verificarsi in forme spesso difficilmente prevedibili (effetti inintenzionali dell'azione).