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nèvo

sm. [sec. XIV; dal latino naevus]. Malformazione tessutale o cutanea, caratterizzata da alterazione della pigmentazione o iperplasia dei vasi sanguigni. Può essere presente alla nascita o comparire più tardivamente. Il nevo appare circoscritto, di forme e dimensioni varie, molle o duro, piatto o finemente verrucoso, pigmentato o acromico, ricco o privo di vasi sanguigni, non di rado in forma multipla, talvolta bilaterale e simmetrico. Si trova nelle sedi anatomiche nelle quali è presente un tessuto pigmentato, come la cute, l'uvea e la leptomeninge, ma anche in organi nei quali di norma manca questo tipo di tessuto (sistema nervoso centrale e periferico, sclera, congiuntiva, porzione prostatica dell'uretra, surrene, cistifellea). I nevi sono caratterizzati da cellule neviche, contenenti spesso melanina, situate, di solito, a livello del corion cutaneo, immediatamente al di sotto dell'epidermide; la loro genesi non è ancora certa, spesso sono congeniti. Il nevo, pur essendo di natura benigna, può rappresentare il punto di partenza di neoplasie altamente maligne come nel melanoma. La terapia va attuata quando si notano i primi segni di trasformazione del nevo, oppure quando la sua sede è sottoposta a frequenti piccoli traumi: si procede all'asportazione con diatermocoagulazione o mediante escissione chirurgica.

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