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natività

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino tardo nativǐtas-ātis, da natīvus, nativo]. Nascita, specialmente nell'uso liturgico cattolico per indicare la nascita di Cristo, della Vergine o di Giovanni Battista e le relative festività; anche rappresentazione artistica o teatrale di tali eventi. Natività di Maria, festa della Madonna. Ebbe origine in Oriente, probabilmente in Palestina, a Gerusalemme, e la sua diffusione fu collegata alla definizione dogmatica di Maria come Madre di Dio (Concilio di Efeso, 431). Celebra la nascita di Maria, descritta dagli scritti apocrifi, soprattutto dal Protovangelo di Giacomo, del sec. II. Fu introdotta a Roma nel sec. VII a opera dei monaci orientali. La celebrazione della natività, fissata all'8 settembre, come data ordinaria, può essere spostata in rapporto ai calendari particolari secondo le tradizioni locali. Stile della natività, computo cronologico in uso nel Medioevo secondo il quale si faceva cominciare l'anno il 25 dicembre, giorno della natività di Cristo. L'indicazione della data era introdotta dalla formula anno a Nativitate Domini o anche anno Domini.

Iconografia

La raffigurazione della natività di Cristo trae origine, oltre che dai Vangeli di Luca e Matteo, dalle descrizioni dei Vangeli apocrifi e della Leggenda Aurea. Nelle più antiche rappresentazioni, che risalgono al sec. IV (sarcofagi del Museo Lateranense di Roma), appare lo schema semplice di una capanna o di una grotta, dove il Bambino giace al centro, sulla paglia, fra il bue e l'asinello. A cominciare dal sec. VI, soprattutto in Oriente, per influsso dei Vangeli apocrifi, la scena venne spesso rappresentata all'interno di una stanza: la Madonna, affaticata per il parto, giace sul letto mentre il Bambino dorme nella culla e Giuseppe siede non lontano dalla Vergine; talora sono presenti due donne che preparano il bagno per il neonato. Questo schema, di cui rimangono numerosi esempi (affreschi di S. Maria Foris Portas a Castelseprio, sec. VII-VIII; porta bronzea della cattedrale di Novgorod, metà sec. XII; mosaici della chiesa della Martorana a Palermo; mosaici di P. Cavallini in S. Maria in Trastevere a Roma), non subì sostanziali mutamenti fino al tardo Medioevo quando la natività, nuovamente ambientata in una capanna, si trasformò quasi nell'adorazione del Bambino da parte della Madonna, inginocchiata con le mani giunte presso la culla (Maestro di Flémalle; Botticelli). Talvolta dal Bambino partono dei raggi luminosi che colpiscono la Vergine illuminandole il volto (Geertgen tot Sint Jans; Correggio). Questo tipo iconografico si mantenne quasi inalterato dopo la Controriforma sebbene in alcuni casi non compaiano il bue e l'asino, di cui il Vangelo non parla. Nei sec. XV e XVI al tema della natività si sovrapposero frequentemente quello dell'adorazione dei pastori (Beato Angelico, Piero della Francesca) e, ancor più spesso, quello dell'adorazione dei Magi (Filippino Lippi, Leonardo, Dürer, El Greco), con rappresentazioni molto sfarzose soprattutto nel gusto del gotico (Gentile da Fabriano).