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navata

sf. [sec. XV; da nave, per la forma]. Ciascuna delle partizioni longitudinali di un organismo architettonico, attuate per mezzo di colonne o pilastri sui quali viene a gravare una parte del peso della copertura, consentendo così di evitare divisioni murarie negli ambienti molto ampi. Benché si possano definire navate le suddivisioni delle sale ipostile egiziane, dei templi greci, delle basiliche romane, delle moschee, il termine è usato soprattutto per le basiliche paleocristiane e medievali, dove la navata centrale presenta la caratteristica struttura a vascello di significato simbolico. Le navate sono per lo più in numero dispari, in genere tre (S. Ambrogio a Milano) o cinque (duomo di Milano, duomo di Colonia). Di solito la navata centrale o maggiore è più alta di quelle laterali o minori, dette anche navatelle, ma esiste un tipo di chiesa con navate di pari altezza (Hallenkirche, ovvero chiesa a sala). Viene impropriamente chiamata a navata unica la chiesa, meglio definita ad aula, a schema longitudinale senza ripartizioni interne. Il termine, infine, è talora esteso anche al transetto, visto come navata trasversale all'asse longitudinale dell'edificio.

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