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necròsi

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Lessico

sf. [sec. XIX; dal greco nékrōsis, da nekrós, morto].

1) In biologia, morte di un gruppo di cellule o di parte di un tessuto che rimane in continuità con le altre parti viventi dell'organismo.

2) In fitopatologia, morte degli elementi cellulari di un tessuto per cause meccaniche, fisiche, chimiche o parassitarie non accompagnata, almeno per un certo periodo di tempo, da manifeste alterazioni strutturali.

Biologia

Le cause delle necrosi contribuiscono a determinare i caratteri del focolaio necrotico, quando modificano in modo rilevante la struttura del tessuto; sia nelle scottature sia nelle causticazioni questo presenta un aspetto dipendente direttamente dall'azione dell'alta temperatura o di quella del caustico. In relazione con lo stato della circolazione nelle parti contigue, i tessuti necrotizzati vengono irrorati in diversa misura dai liquidi interstiziali, che anche per la composizione possono variare entro limiti abbastanza estesi; l'abbondante imbibizione facilita i fenomeni di vacuolizzazione e di rigonfiamento degli elementi, mentre dalla composizione dei liquidi circolanti dipende, per esempio, la precipitazione della fibrina nel focolaio e la rapidità dei processi di digestione e di colliquazione. Infine, i rapporti della zona necrotica con l'ambiente hanno importanza per le modificazioni fisiche che il tessuto morto può subire, come il disseccamento di tratti della cute, e per gli effetti della penetrazione dall'esterno dei germi della putrefazione (necrosi infettive). I principali tipi di necrosi, che si distinguono secondo il processo che li determina, sono: necrosi da coagulazione, più frequente negli organi parenchimatosi come il fegato, il rene, la milza, il pancreas, ecc.; necrosi da caseificazione, caratteristica dei processi tubercolari, di certi stadi tardivi della lue e delle neoplasie maligne; necrosi da colliquazione, in cui il tessuto morto si dissolve per l'azione di fermenti proteolitici, come avviene in seguito alle emorragie o ai processi di rammollimento per disturbi della circolazione nei centri nervosi (infarto cerebrale) e nei processi suppurativi. L'evoluzione della necrosi si manifesta con una flogosi a carattere suppurativo attorno al focolaio necrotico, che tende a staccare (per eliminarlo) il tessuto morto da quelli vicini sopravviventi, detta perciò infiammazione delimitante. Segue la formazione di un tessuto di granulazione, che colma le perdite di sostanza e si trasforma da ultimo in connettivo cicatriziale. Quando la parte necrotica non può essere eliminata perché è situata profondamente, può venire separata dai tessuti vivi circostanti e incapsulata per mezzo di una solida barriera fibrosa dalla stessa infiammazione delimitante, seguita dalla formazione di connettivo. In questi casi il materiale necrotico o va incontro alla colliquazione, così che ne risulta una formazione cistica, oppure più di frequente diviene sede di un deposito di sali calcarei (calcificazione). Le cause della necrosi si distinguono in dirette e indirette: al primo gruppo appartengono gli insulti meccanici (compressione, schiacciamento, spappolamento di tessuti); l'azione del freddo e del caldo oltre i limiti tollerabili (congelamenti, scottature); quella dei raggi Röntgen e del radio (radiodermiti ulcerose); le forti scariche elettriche; l'azione tossica di molte sostanze organiche e inorganiche e dei veleni prodotti da alcuni microrganismi patogeni. Cause indirette di necrosi sono i gravi disturbi circolatori permanenti e l'interruzione dell'innervazione; a questi fattori sono dovute le necrosi da decubito, riscontrabili nelle zone soggette a compressione e a lievi traumi in malati che presentano lesioni distruttive dei centri nervosi o dei nervi periferici. Le conseguenze della necrosi sono in rapporto con la sede, con l'estensione del processo e con l'importanza funzionale dei tessuti che vanno distrutti.

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