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neogrammatico

agg. e sm. (pl. m. -ci) [sec. XIX; da neogrammatica].

1) Agg., della neogrammatica.

2) Sm., specialmente al pl., calco del termine tedesco Junggrammatiker con il quale vennero designati i seguaci di un nuovo indirizzo linguistico, sorto in Germania nella seconda metà del sec. XIX, i cui principi programmatici furono esposti da K. Brugmann e H. Osthoff nella prefazione alle Morphologische Untersuchungen auf dem Gebiete der indogermanischen Sprachen (1878-1910) e soprattutto da H. Paul nei Prinzipien der Sprachgeschichte (1880). I neogrammatici accolsero sostanzialmente la teoria dell'albero genealogico e delle protolingue di A. Schleicher, ma respinsero la sua concezione della lingua come organismo naturale indipendente dalla volontà dell'uomo; valorizzarono la lingua parlata e le varietà dialettali nei confronti delle lingue letterarie, svilupparono in particolare gli studi fonetici e, portando alle estreme conseguenze la rigorosa formulazione delle leggi fonetiche, giunsero alla conclusione della loro ineccepibilità, turbata solo da deroghe spiegabili con il principio psicologico dell'analogia. Nonostante le critiche e le riserve che furono fatte all'eccessivo dogmatismo di questa scuola, e in particolare alla rigida formulazione dell'ineccepibilità delle leggi fonetiche, bisogna riconoscere ai neogrammatici il merito di aver attuato un sostanziale rinnovamento metodologico che ha recato contributi decisivi alla ricostruzione della preistoria delle lingue indeuropee.

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