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neomicina

sf. [neo-+-micina]. Sostanza antibiotica prodotta da un ceppo di Streptomyces fradiae. Chimicamente è un'associazione di due composti, la neomicina B e la neomicina C, ciascuno dei quali contiene D-ribosio, diamminoesosio e desossistreptamina. Esercita una spiccata attività antibatterica nei confronti di numerosi germi Gram-positivi, Gram-negativi e sui micobatteri della tubercolosi. Il suo meccanismo d'azione è simile a quello della streptomicina, alla quale si può sostituire nella terapia delle infezioni sostenute da germi streptomicino-resistenti. La neomicina viene adoperata localmente per la sterilizzazione di superfici infette, per via orale nelle infezioni batteriche dell'intestino o per ridurre la flora batterica intestinale prima di interventi chirurgici e negli stati di grave insufficienza epatica. Viene, infine, adoperata per via iniettabile come antitubercolare e nelle infezioni delle vie urinarie sostenute da germi Gram-negativi. La neomicina esercita una non trascurabile tossicità a carico del rene, specie nei soggetti con affezioni renali preesistenti. Danneggia inoltre l'ottavo paio di nervi cranici potendo determinare ipoacusia e nei casi più gravi sordità irreversibile.

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