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nervatura

sf. [sec. XIX; da nervo].

1) Termine improprio che designa l'insieme dei nervi di un organismo animale.

2) In entomologia, l'insieme delle strutture che sostengono le parti membranose presenti nelle ali degli Insetti. La distribuzione delle nervature e la loro forma, che varia notevolmente da un gruppo all'altro, può servire come criterio di classificazione.

3) In botanica, complesso dei filamenti (fasci vascolari) che percorrono la lamina fogliare, o altri organi espansi, con funzioni di conduzione e di sostegno. Il numero e la disposizione delle nervature variano nei diversi tipi di foglie e costituiscono un elemento valido per la classificazione. Si designa anche venatura.

4) In sartoria, l'insieme dei rilievi decorativi fatti ad arte con cuciture a ridosso su una stoffa.

5) In legatoria, lo stesso che nervo.

6) Nelle costruzioni, irrigidimento di una superficie resistente, realizzato mediante travi. In genere le nervature si rendono necessarie per dare rigidezza a gusci sottili, resistenti per forma, quando vi sia pericolo di instabilità o ingobbamento. Una lastra piana, per esempio, potrà avere nervatura semplice o doppia (cassettonato), per aumentare l'inerzia della propria sezione; una lastra curva avrà nervatura a curvatura variabile secondo le linee isostatiche. La nervatura può essere un semplice elemento costruttivo occultato nella massa muraria (come nell'architettura romana), ma, più spesso, è posta in vista (come nell'architettura gotica), divenendo un importante elemento decorativo. Svolge un notevole ruolo espressivo anche nell'architettura moderna, utilizzata in strutture di cemento armato o di metallo.

7) Nella tecnica, rilievo longitudinale di elementi in legno o metallo, realizzato allo scopo di irrobustire la struttura di cui l'elemento entra a far parte.

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