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ninfèo

sm. [sec. XVI; dal greco nymphâion, santuario delle ninfe, tramite il latino tardo nymphaeum]. Dal significato originario di luogo dedicato al culto delle ninfe, il termine passò a indicare grotte naturali e artificiali con polle di acqua sorgiva e infine le fontane monumentali tipiche del mondo ellenistico e romano. Nelle città dell'Oriente ellenistico (Mileto, Efeso, Antiochia) i ninfei erano ambienti rettangolari o circolari, coperti a volta, con ricchi prospetti architettonici talora a colonnato e con nicchie. Nel mondo romano i ninfei ebbero larghissima diffusione, arricchendosi di portici, statue, pitture, mosaici e stucchi decorativi. Dai ninfei più semplici a pianta basilicale (ninfeo sotto l'ex convento di S. Antonio a Tivoli, di età repubblicana), si passò in età imperiale al ninfeo con prospetti architettonici simili alle scene di teatro (Septizonio di Roma, sulla via Appia) e a quelli a pianta centrale (tempio di Minerva Medica). Notevoli il complesso di Nîmes e i ninfei delle città romane d'Africa (Leptis Magna, Tipasa). A cominciare dal periodo rinascimentale venne ripresa la tipologia del ninfeo, ma prevalentemente con funzione di fontana; costruzioni monumentali di questo tipo sono la Granfonte di Leonforte in Sicilia (1651) e la Fontana di Trevi a Roma (1732-62).

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