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nitrocellulósa

sf. [sec. XIX; nitro-+cellulosa]. Sostanza ottenuta per nitrazione della cellulosa, e cioè esterificando parzialmente o completamente con l'acido nitrico i gruppi alcolici liberi della cellulosa, secondo lo schema di reazione generale che trasforma un alcol ROH nel corrispondente estere nitrico RONO₂. A parte i due terminali, i residui di glucosio che costituiscono le macromolecole della cellulosa presentano ciascuno tre gruppi alcolici; dato il grande numero di questi contenuto in una singola macromolecola, da tale macromolecola può quindi derivare un enorme numero di esteri nitrici, tra loro diversi per il numero e la posizione dei gruppi alcolici esterificati dall'acido nitrico. Per tradizione si dicono mononitrocellulose le cellulose nelle quali è esterificato in media un gruppo alcolico per residuo di glucosio, dinitrocellulose quelle con due gruppi esterificati, trinitrocellulose quelle nelle quali in pratica tutti i gruppi alcolici sono esterificati. Per la loro preparazione si deve usare una cellulosa molto pura, generalmente quella di cotone, che viene nitrata immergendola per alcuni minuti in una miscela di un ugual peso di acido nitrico concentrato e di 2-3 volte il suo peso di acido solforico concentrato; il prodotto viene poi lavato a fondo con acqua e riscaldato con acqua e carbonato di calcio in modo da eliminare ogni traccia di acido. Dopo essiccamento esso si presenta come un solido di aspetto simile a quello del cotone ma più ruvido al tatto. Le nitrocellulose contenenti azoto per ca. l'11%, e cioè rispondenti approssimativamente alla composizione di una dinitrocellulosa, sono note come pirossiline e vengono usate nella preparazione di alcune materie plastiche, tra cui la più antica, la celluloide. Con un contenuto di azoto dell'11,5-12,5% si hanno nitrocellulose di composizione intermedia tra la dinitrocellulosa e la trinitrocellulosa: sono solubili, oltre che in acetone, nelle miscele etanolo-etere e costituiscono il cosiddetto cotone collodio. Estrudendo da un foro sottile le soluzioni delle nitrocellulose di questo tipo in modo da evaporare contemporaneamente il solvente si ottenevano dei fili di nitrocellulosa i quali, dopo un trattamento riducente per eliminare i residui dell'acido nitrico, costituivano la seta Chardonnet, che fu la prima fibra artificiale usata. Le nitrocellulose ancora più ricche in azoto e di composizione prossima a quella della trinitrocellulosa sono insolubili in etere-etanolo ma ancora solubili in acetone: note come cotone fulminante o fulmicotone, hanno trovato impiego nella preparazione di esplosivi.

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