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nominalismo

sm. [da nominale].

1) Dottrina che, accanto al realismo e al concettualismo, costituisce una delle tre grandi posizioni dominanti nella filosofia medievale intorno al problema degli “universali”. L'opposizione fra il realismo e il nominalismo ha già i suoi chiari antecedenti nella filosofia greca, ma solo nella Scolastica raggiunge l'acme: muovendo dal commento di Boezio all'Isagoge di Porfirio, i “realisti” vedono nell'universale la “forma” metafisicamente determinabile, e quindi l'essenza, dei generi e delle specie, dotata di una sua specifica esistenza diversa da quella delle cose; secondo il nominalismo invece gli universali non esistono in sé, né come trascendenti le cose né come a esse immanenti: essi sono puri nomi o segni assunti a indicare i caratteri comuni di una realtà particolare. Nominalista radicale fu Roscellino da Compiègne, ma la definitiva sistemazione di questo punto di vista è merito di Guglielmo di Occam che, nelle sue opere di logica, ridusse l'universale a “segno”.

2) Teoria monetaria che fa derivare il valore della moneta dall'autorità statale.

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