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numerale

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Lessico

agg. [sec. XVI; dal latino tardo numerālis]. Proprio del numero, che riguarda i numeri; in epigrafia: sistema numerale; in linguistica, aggettivi numerali (o solo numerali come sm. pl.).

Epigrafia

Nelle epigrafi greche si trovano usati due sistemi numerali, uno detto decimale o anche acrofonico, perché vi si usano segni in maggior parte derivati dalle lettere iniziali delle cifre fondamentali; l'altro è detto alfabetico, perché vi si usano con valore di numeri le lettere dell'alfabeto. Nel primo i segni di base sono: Ι=1, Γ=5 (pente), Δ=10 (deka), Η=100 (hekaton), X=1000 (chilioi), Μ=10.000 (myrioi), usati in varie combinazioni: per esempio ΙΙΙ=3, ΓΙ=6, ΔΓ=15, ΔΔΔ=30, ΓΔ=50. Nel secondo le lettere da alfa a iota corrispondono alle cifre da 1 a 10, Κ=20, Θ (lambda)=30, Ρ (rho)=100, Σ (sigma)=200, ecc., cosicché 11=ΙΑ, 12=ΙΒ, 48=ΜΗ, ecc. Si può notare che vi è un altro sistema numerale alfabetico, in cui le ventiquattro lettere corrispondono alle cifre da 1 a 24: tale sistema è usato solo nella numerazione dei libri dei poemi omerici (Iliade e Odissea), che hanno appunto 24 libri ciascuno. Nelle iscrizioni latine si usano le ben note cifre romane, basate su I=1, V=5, X=10, L=50, C=100, D=500, M=1000. Esse sono derivate in parte da segni dell'alfabeto greco, non utilizzati in quello latino: X (csi occidentale) per la cifra 10 e dimezzato in V per quella 5; Ç (chi occidentale), poi modificato in É e L per 50; Φ (phi) per 1000 e dimezzato in D per 500. Quest'ultimo segno rimase, anche quando il 1000 fu indicato con la M. Il vecchio segno Φ (phi) rimase alla base di segni per cifre superiori al migliaio, accanto al sistema di aggiungere alla cifra delle sbarrette orizzontali. Così, per esempio 10.000=Wo ßß|©© o anche X.

Linguistica

In italiano si distinguono i numerali cardinali che indicano una quantità esatta e possono essere scritti in cifre arabe (1 uno, 2 due), ordinali che indicano il posto occupato in una serie e possono essere scritti in cifre romane (I primo, II secondo), moltiplicativi che indicano un rapporto risultante da una moltiplicazione (doppio, triplo); in latino esistevano anche numerali distributivi (bini, a due a due, due per volta, due per ciascuno) e avverbi numerali (semel, una volta, bis, due volte). I numerali delle lingue indeuropee si basano essenzialmente sul sistema decimale, in quanto i numeri si formano dalle decine con processi di addizione (ventotto, ventinove) o di sottrazione (latino duodetriginta, undetriginta). In lingue australiane, papuane, andamanesi è invece diffuso il sistema di numerazione binario per cui 3 è espresso con 2+1, 4 con 2+2, 5 con 2+2+1; in lingue amerindie e melanesiane vige il sistema quinario, fondato sul computo delle dita di una mano, per cui 6=uno dell'altra mano, 10=2 mani; nelle lingue caucasiche, in basco, in lingue africane e amerindie si trova il sistema vigesimaleto sul computo di tutte le dita delle mani e dei piedi, di cui si hanno tracce anche in lingue indeuropee (albanese e irlandese 40=2∤20, 60=3∤20, francese quatre-vingt “ottanta”); in babilonese e assiro si ha il sistema sessagesimale, derivato da osservazioni astronomiche, per il quale il numerale 60 è usato come base della numerazione; molto più rari sono i sistemi quaternario e senario rispettivamente basati sui numerali 4 e 6. Vedi anche numerazione.