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omeotelèuto

(meno comune omoiotelèuto, omotelèuto), agg. e sm. [sec. XVI; dal latino tardo homeoteleuton, che risale al greco homoiotéleutos, da hómoios, simile+ teleute, desinenza].

1) Agg., di parole che hanno la stessa desinenza (per esempio: cassa e matassa).

2) Sm., procedimento retorico della poesia e più spesso della prosa classica, consistente nel far terminare con parole omeoteleute oppure con membri foneticamente o ritmicamente uguali parti simmetricamente contrapposte dello stesso periodo o di periodi successivi. Nella critica testuale, si indica con questo termine la ripetizione di parole uguali o simili in fin di rigo o a breve distanza, il che ha frequentemente indotto l'amanuense a saltare erroneamente un rigo o un'intera frase del manoscritto.

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