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omosessualità

sf. [sec. XX; da omosessuale]. Condizione caratterizzata dalla tendenza ad avere preferenze sessuali per persone dello stesso sesso. L'omosessualità femminile viene anche detta lesbismo, dal nome dell'isola di Lesbo, luogo natale della poetessa greca Saffo. Nella lingua italiana è ormai entrato in uso il termine gay per identificare soggetti omosessuali, maschili o femminili. La psicanalisi ha studiato particolarmente il problema della genesi psicologica dell'omosessualità: secondo S. Freud, ogni bambino nella sessualità infantile ha una disposizione polimorfa, e solo al momento della pubertà, nella fase in cui la sessualità diviene “genitale”, dovrebbe giungere all'attrazione per l'altro sesso. Perché ciò accada è però necessario che sia stato superato il complesso di Edipo, con l'identificazione con il genitore dello stesso sesso e la ricerca di un sostituto del genitore di sesso opposto. Se ciò non accade, o accade in forma invertita, si ha la possibile omosessualità. Sempre secondo la psicanalisi, in tutte le persone, anche quelle eterosessuali, esiste sia pure in forma latente una tendenza a scegliere anche persone dello stesso sesso.

Bibliografia

I. Biener, Homosexuality, New York, 1962; M. Mead, Maschio e femmina, Milano, 1966; C. Gius, Una messa a punto dell'omosessualità, Torino, 1974; X. Thavenot, Omosessualità maschile e morale cristiana, Torino, 1991.

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