Lessico

sf. [sec. XVI; dal latino oratoría (ars), (arte) dell'oratore]. L'arte di parlare in pubblico e di comporre discorsi: la replica fu un capolavoro di oratoria; dedicarsi all'oratoria;oratoria civile, politica, religiosa, in rapporto alla particolare destinazione. Per estensione, l'insieme degli oratori e la produzione oratoria di un determinato periodo storico: l'oratoria greca, latina, medievale.

Storia: l'oratoria antica

Le origini dell'oratoria sono forse da ricercare nelle orazioni funebri di carattere propiziatorio delle religioni primitive; ma solo quando, nell'antica Grecia, si pervenne a un'organizzazione civile fondata sulle assemblee, in cui l'arte della parola aveva un peso decisivo, l'oratoria si sviluppò come autonomo genere letterario. Nei poemi di Omero la capacità oratoria è una dote che accresce la fama degli eroi; ma la tecnica oratoria si sviluppò soprattutto nel sec. V, quando più fervido era il dibattito politico: celebri i discorsi di Pericle, che Tucidide inserì, con incerta fedeltà, nella narrazione della guerra del Peloponneso. Della teoria dell'oratoria i Greci ritennero inventore il siculo Corace, che ebbe in Tisia il suo continuatore; ma le norme di un'oratoria sapientemente concepita ed esclusivamente rivolta all'arte della persuasione furono elaborate dai sofisti, soprattutto da Gorgia e Protagora. Distintosi nei tre settori della vita civile (oratoria politica o deliberativa), dei processi (oratoria giudiziaria o forense), delle cerimonie solenni o della divulgazione di dottrine filosofiche (oratoria epidittica o dimostrativa), il nuovo genere ebbe i suoi modelli in Antifonte, Lisia, Iseo, Isocrate, Eschine, Licurgo, Iperide e soprattutto Demostene. Con la fine della libertà delle città greche, dopo la conquista macedone, l'oratoria si distaccò dal dibattito politico e scadde a precettistica scolastica nei due indirizzi dell'asianismo e dell'atticismo; ma una nuova fioritura dell'oratoria ebbe luogo nella repubblica romana, da Catone il Censore a Gaio e Tiberio Gracco e a Cesare, raggiungendo il suo vertice nell'opera di Cicerone, che vede nell'oratore l'uomo completo. In età imperiale, Quintiliano si ricollegò all'ideale ciceroniano; ma ormai l'oratoria era scaduta a elogio cortigianesco, assumendo la forma del panegirico (famoso il Panegirico a Traiano di Plinio il Giovane); rifiorì nel tardo Impero sotto forma di oratoria sacra, volta all'inizio a interpretare la Scrittura, poi, con la patristica greca e latina, alla diffusione del cattolicesimo.

Storia: l'oratoria medievale

Il Medioevo tenne in grande considerazione l'oratoria e assunse la retorica tra le scienze del trivio: mancò però, fino al Mille, un'oratoria sacra originale, a eccezione di Gregorio Magno: bisognò attendere il periodo delle crociate perché essa risorgesse impetuosamente (si ricordino Abelardo, San Bernardo, Sant'Anselmo d'Aosta, Pietro Lombardo, San Pier Damiani, Pietro l'Eremita), trovando poi nuovo alimento nella predicazione dei francescani e dei domenicani.

Storia: l'oratoria umanistica, moderna e contemporanea

Nell'età umanistica, l'oratoria civile ebbe i suoi maggiori esponenti in E. S. Piccolomini, M. Palmieri, G. Manetti, D. Acciaiuoli, L. Bruni, ecc. Con la fine della libertà italiana, l'oratoria laica si ridusse a esercitazione accademica e pedantesca. Nell'età barocca, il precetto della “meraviglia” fu applicato anche all'oratoria che assunse toni stravaganti e bizzarri, suscitando la reazione dei gesuiti più consapevoli, come P. Segneri e D. Bartoli. Il Settecento infuse all'oratoria un'impronta razionalistica; e la Rivoluzione francese, con i celebri discorsi di un Robespierre o di un Danton inaugurò l'oratoria parlamentare moderna, sfociata poi nell'eloquenza tribunizia dei pubblici comizi o nell'eloquenza demagogica e violenta di dittatori quali Mussolini e Hitler.

Storia: l'oratoria sacra

I primi esempi di oratoria sacra vengono da Cristo, che espose solo oralmente la sua dottrina e non lasciò nessuno scritto, e dagli Apostoli che ricorsero alla scrittura solo quando e dove non potevano far giungere la loro parola viva. Materia dell'oratoria sacra sono: il Credo, i comandamenti, i precetti della Chiesa e i sacramenti, le virtù da praticare e i vizi da rifuggire, i doveri del proprio stato, ecc. Le fonti dell'oratoria sacra sono: la Bibbia, la tradizione apostolica, le decisioni conciliari, la teologia nata posteriormente alle fonti su accennate. Le forme in cui si sviluppa l'oratoria sacra sono: l'omelia, la spiegazione del Vangelo domenicale, la spiegazione della dottrina cristiana, il Quaresimale, i tridui, le novene, i panegirici, il mese di Maria, gli esercizi spirituali, le conferenze su argomenti dottrinali, morali o apologetici. La prima oratoria sacra fu di natura apologetica e sorse in concomitanza con le persecuzioni per difendere il cristianesimo dalle accuse che gli erano mosse dai pagani. La grande oratoria sacra si ebbe però in Oriente con Sant'Atanasio, San Basilio, San Gregorio Nisseno e San Giovanni Crisostomo; in Occidente l'oratoria sacra non brillò di uguale splendore, ma fu ugualmente sostanziosa con Sant'Ambrogio, San Girolamo e Sant'Agostino. Dopo il sec. V l'oratoria sacra entrò in un periodo di decadenza e le uniche figure di spicco furono San Giovanni Damasceno, San Cirillo di Alessandria, San Leone Magno, Sant'Isidoro di Siviglia e il Venerabile Beda. Ritornò rigogliosa nel sec. XII con Ugo da San Vittore; San Domenico e San Francesco di Assisi esercitarono un'oratoria popolare; carattere dogmatico ebbe invece l'oratoria di San Bonaventura e di San Tommaso d'Aquino; rigorosa, anche se redatta in stile semplice, fu l'oratoria di Domenico Cavalca e durissima quella di Jacopo Passavanti, mentre popolare e meno severa fu quella di San Bernardino da Siena. Nel sec. XV grande sferza ai corrotti costumi fu l'oratoria sacra di Fra' Gerolamo Savonarola. Nel Cinquecento l'oratoria sacra tese ad ammantarsi di classica retorica e se ne spogliò solo dopo la Controriforma, diventando più severa, ma inquinandosi di un indebito trionfalismo. Grandi oratori ebbero in questo periodo anche la Spagna (Luigi Sotelo di Siviglia; San Tommaso di Villanova), la Francia (G. de Monluc e A. E. Alleman). Il Seicento ritornò alla retorica, appesantita da artifici e bizzarrie. La riforma venne dalla Francia con San Francesco di Sales, il grande Bossuet, Bourdaloue, Massillon e Fénelon. Ne continuarono la gloriosa tradizione, nel sec. XIX Lacordaire, Bougaud, Monsabré e nel nostro secolo monsignor d'Hulst, Ch. L. Gay, E. Janvier, E. Pinare, ecc. In Spagna, nel Portogallo e nell'Europa centro-nordica, dal sec. XVII a oggi, numerosi furono i predicatori illustri: fra essi emergono i portoghesi A. Vieira e C. Almeida, il tedesco B. Bassar, lo svedese G. Hieber, i polacchi C. Erzozoniski e G. Borner, l'austriaco G. E. Veith, gloria del pulpito a Santo Stefano di Vienna. Tra i contemporanei si distinsero i cardinali Innitzer di Vienna e il tedesco Faulhaber; in Inghilterra degni di nota furono i cardinali Wisemann e Newmann.

Storia: l'oratoria sacra in Italia

In Italia sulla vana retorica secentesca si innestò il rigoroso vigore di padre Segneri, di madre Casini, e del Segnerino (o Segneri junior). Nel Settecento si distinsero per fantasia e serrata dialettica San Paolo di Lucca e San Leonardo da Porto Maurizio. Alla propaganda degli enciclopedisti si opposero con incisività polemica Q. Rossi, I. Venini, Sant'Alfonso Maria de' Liguori. Nel sec. XIX l'oratoria sacra italiana seguì senza grandi successi le scuole letterarie del classicismo o del romanticismo. Più efficace si dimostrò, nella seconda metà del secolo, la predicazione fondata su temi apologetici e sociali: si distinse in essa G. Ventura, solido nella dottrina e profondo nella conoscenza delle Sacre Scritture. Questo genere di oratoria sacra unita ai temi pastorali continuò anche nel nostro secolo, illustrato dai nomi di V. G. Lombardi, Agostino da Montefeltro, D. Conti, Roberto da Nove, G. Semeria, V. Facchinetti, A. Angelini.

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