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ossigenoterapìa

sf. [ossigeno+terapia]. Procedimento terapeutico che consiste nella somministrazione di ossigeno puro o in miscela in circostanze patologiche che impediscono la normale ossigenazione del sangue e dei tessuti. Scopo dell'ossigenoterapia è quello di aumentare la concentrazione dell'ossigeno e quindi la sua tensione parziale negli alveoli polmonari, in modo da accentuare il passaggio dell'ossigeno stesso dallo spazio alveolare al sangue. Le indicazioni principali dell'ossigenoterapia sono gli stati anossici secondari dovuti a depressione dei centri respiratori, a lesioni dell'epitelio alveolare (per esempio polmoniti, esposizione massiva ad agenti chimici asfissianti), ad alterazioni dell'emoglobina (per esempio avvelenamento da ossido di carbonio o da anilina), o infine a insufficienza circolatoria acuta, shock, scompenso cardiaco. La somministrazione terapeutica dell'ossigenoterapia viene effettuata con modalità diverse. Comunemente si utilizzano cateteri nasali di gomma o di plastica, inseriti attraverso la narice nel cavo nasofaringeo, oppure maschere facciali corredate di un sistema di valvole che permettono l'allontanamento dell'anidride carbonica espirata e l'eventuale diluizione dell'ossigeno, o infine “tende” e “cappucci” a ossigeno, cioè apparecchiature portatili fatte con materiale trasparente e leggero che vengono montate sul capo o su parte del corpo del paziente. In diversi casi l'efficacia terapeutica dell'ossigeno può essere aumentata somministrandolo a pressione maggiore di quella atmosferica (ossigenoterapia iperbarica); tale procedimento richiede tuttavia apparecchiature costose di cui sono dotati solo centri specializzati.

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