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osteoporòsi

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Descrizione generale

sf. [sec. XIX; da osteo-+poro+-osi]. Alterazione degenerativa delle ossa, caratterizzata da diminuzione della densità del tessuto osseo, anche se il rapporto tra contenuto minerale e componenti organici rimane invariato. È dovuta a insufficiente elaborazione della matrice proteica delle ossa colpite per diminuita attività osteoblastica o per disturbi del ricambio proteico e deficiente assorbimento del calcio. Può essere associata a diverse malattie, disturbi ormonali, carenze alimentari, forme ereditarie e all'assunzione cronica di alcuni farmaci. La forma di gran lunga più frequente è l'osteoporosi senile, in relazione all'età. Infatti un processo di rarefazione ossea inevitabilmente si accompagna all'invecchiamento e, in pratica, tutti gli individui, oltre i 40-50 anni, hanno un certo grado di osteoporosi. Le donne vengono colpite più precocemente, forse a causa degli squilibri ormonali che seguono alla menopausa. L'osteoporosi si manifesta con sintomi solo quando è abbastanza grave da determinare microfratture o schiacciamento dei corpi vertebrali, con comparsa di dolore alla colonna vertebrale. Nei soggetti anziani, specie di sesso femminile, la frattura del collo del femore può essere provocata da traumi banali.

Diagnosi e terapia

Il metodo diagnostico più diffuso è rappresentato dalla mineralometria ossea (MOC), che è frequentemente utilizzata per valutare la densità ossea e permette di distinguere un quadro clinico di osteopenia da uno di osteoporosi, oltre a fornire una stima del rischio di frattura. In alcuni centri si utilizza anche la Tomografia Assiale Computerizzata (TAC), che con la sua accuratezza elevata distingue la componente corticale (osso compatto) da quella trabecolare (spugnosa) dello scheletro. Non fornisce tuttavia dati densitometrici più accurati di quelli ottenuti con il mineralometro, ha un costo elevato e irraggia maggiormente il paziente. La radiografia dorso-lombare è un esame fondamentale per diagnosticare le fratture vertebrali, mentre la morfometria vertebrale, misurando le tre altezze del corpo vertebrale (anteriore, centrale e posteriore) quantifica l'entità della frattura. La terapia si basa su un ventaglio di possibilità terapeutiche. La categoria di farmaci più utilizzata è quella dei bifosfonati, analoghi del pirofosfato, quali il risedronato sodico, l'alendronato o l'etidionato sodico. La loro azione consiste nella inibizione sia del riassorbimento sia del turn over osseo attraverso l'interazione fisico-chimica con l'idrossiapatite e le modificazioni morfologiche, biochimiche e metaboliche degli osteoclasti (le cellule che degradano il tessuto osseo). Nel trattamento dell'osteoporosi trovano inoltre posto il raloxifene, la vitamina D e il calcio. Misure fondamentali di supporto alla terapia farmacologica sono un'adeguata attività fisica e un'alimentazione equilibrata.