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pólso

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Lessico

sm. [sec. XIV; latino pulsus-us, propr., impulso, battito, da pellĕre, battere, colpire].

1) Espansione periodica (anche polso arterioso) della parete di un'arteria determinata dall'onda di pressione sanguigna prodotta dalla sistole cardiaca: polso regolare, debole, affrettato. Fig., energia vitale: gli venne meno il polso, morì.

2) Porzione dell'arto superiore posta tra l'avambraccio e la mano, e costituita dall'estremità inferiore dell'ulna e del radio nonché da una parte del carpo. Per estensione: trovare il polso, il punto in cui si avverte il battito dell'arteria radiale; fig.: tastare il polso a qualcuno, cercare di scoprirne le intenzioni o le capacità.

3) Fig., forza fisica e psichica, energia, autorità: una donna di polso, energica; dirigente di polso, autoritario; artista privo di polso, di vigore espressivo.

4) Per estensione, la parte terminale delle maniche lunghe di abiti, camicie, ecc.; polsino: polsi inamidati.

Anatomia

Il polso di qualsiasi arteria si percepisce nelle regioni nelle quali essa si rende superficiale, tenendola direttamente entro due dita o comprimendola leggermente contro un piano resistente attraverso la pelle e gli altri tessuti allorché questi non sono troppo spessi (per esempio lungo il polso). Il polso presenta in condizioni normali determinate caratteristiche, che variano in diversi stati patologici e costituiscono quindi elementi obiettivi molto importanti nell'indagine clinica. Le proprietà generali del polso sono: frequenza, forza, pienezza, ampiezza o grandezza, tensione, durata, ritmo. La frequenza è il numero delle pulsazioni al minuto primo, pari nell'adulto a 70-76 (notevolmente più elevato nel bambino, inferiore nel vecchio); la forza si riferisce alla validità della contrazione cardiaca: sotto questo aspetto si parla di polso forte, o vibrato, nell'ipertrofia cardiaca, di polso debole nell'insufficienza miocardica; la pienezza è in rapporto alla gittata sistolica e al grado di riempimento dell'arteria, per cui al tatto questa può essere più o meno turgida e il polso di conseguenza pieno o vuoto; l'ampiezza o grandezza è una proprietà inerente al calibro dei vasi variante nei diversi individui: con riferimento al volume arterioso, il polso viene detto ampio nelle insufficienze valvolari, piccolo, o filiforme, nelle stenosi valvolari; la tensione si riferisce alla tonicità della parete arteriosa: polso teso o duro si riscontra nella nefrite cronica, polso molle nella stenosi mitralical'iposurrenalismo; la durata riguarda la rapidità con la quale l'arteria raggiunge la massima dilatazione; si parla quindi di polso celere, o scoccante, nell'insufficienza aortica e nel morbo di Basedow, di polso tardo nell'arteriosclerosi; il ritmo si definisce regolare quando i battiti sono uguali e separati da intervalli di uguale durata; irregolare in caso contrario (aritmie, bi- e trigeminismo, ecc.); quando le pulsazioni arteriose vengono trasmesse al sistema capillare per una diminuzione delle resistenze periferiche dovuta a vasodilatazione, è possibile percepire il polso capillare, ungueale, labiale, cutaneo, frontale, pupillare, come avviene nell'insufficienza aortica, nell'ipertiroidismo, nell'arteriosclerosi diffusa, ecc. A volte, a livello della vena giugulare esterna si può apprezzare e registrare il polso di origine cardiaca (polso venoso). I polsi arterioso e venoso possono essere controllati e misurati con appositi apparecchi (oscillometro, sfigmomanometro, sfigmografo, flebografo, doppler, ecodoppler).

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